Prima di fare la foto con la Coppa Italia nella vasca, occasione che rende inedita una prassi cominciata con Instagram, con il calcio, con le camere da letto, avrà sicuramente pensato a Scarface, perché Saltburn e Jacob Elordi saranno sembrati una mossa azzardata. Prima di dare al suo gatto il nome Mariso, dettaglio che potrebbe concludere la telefonata anzitempo per sopraggiunti limiti di genialità, avrà sicuramente pensato allo spirito con cui negli anni l’ho visto affrontare la sua carriera.
Prima di rimuginare sul premio di MVP, andato a quel Davide Saitta senza età e pieno di anni vincenti, avrà ragionato come ho fatto con un suo collega, di cui non faccio il nome, con il quale ho riflettuto su quanto possa far male essere costantemente l’eterno secondo.
Di tutto quanto detto sopra, ormai frequentando telefonicamente Enrico Lazzaretto da moltissimi anni, trascorsi a parlare di quanto la vita universitaria di Padova sia bella, di quanta strada ha fatto per essere oggi un quotato giocatore di serie A3, di quanta gente abbiamo conosciuto e di cui abbiamo idee perché io sono vecchio, ma anche lui c’ha una certa, penso si sia interessato il giusto. Per il resto ci ha sorriso su, nella stupenderia che è la sua vita pallavolistica e non solo.
È quasi ora di dormire, c’è tutto questo, suddiviso per attimi, nella nostra conversazione, che doveva durare quindici minuti ed è durata un’ora, e nella quale delle domande preparate sono riuscito a farne una, e poi siamo andati a braccio. Io sono così, Lazzaretto è una miniera di pallavolo giocata e solo domenica ha concluso un weekend di Coppa Italia con un titolo e 54 punti messi a referto:
“Secondo me sono di più (nella sola gara con Belluno ha chiuso con 34 punti n.d.r.). Nella semifinale con Belluno ho fatto una partita in cui mi sono piaciuto parecchio, anche perché nelle partite contro le squadre venete è una lotta tra vecchi amici o vecchie conoscenze, penso al solo Giannotti con cui ho diviso anni di campo a Padova. E pensare che sono partito dalla Calabria con l’influenza e non ero in formissima”.
Doveva però esserlo. Belluno vuol dire comunque sapore di casa.
“Ho avuto un’accoglienza bellissima. Sulle tribune ci sono stati i miei genitori, mia sorella, la mia compagna Livia e qualche amico. Mi sarebbe piaciuto avere anche i miei nonni a vedere la partita, che sono assieme alla mia famiglia ciò che mi manca di più del Veneto e di casa, ma non sono potuti venire a vedermi”.
Poi la finalissima contro Reggio Emilia. Sotto 2-0, il miracolo del tie break vinto dalla Domotek Reggio Calabria.
“Eravamo convinti di potercela fare, nonostante sulla carta fosse una partita molto tosta, perché loro sono una signora squadra. Io ero convinto che si potesse giocare e devo essere onesto, ho giocato una due giorni di Coppa divertendomi e facendo il mio. Contro Reggio è scattata una bella spinta. Parrini prima di scendere in campo ha detto che le gare vinte sono una questione di nervi. L’ho pensato anche io, tanto che siamo stati bravi dopo il secondo set a non farci travolgere dalla pressione e dalla tensione. Prima il terzo, poi il quarto e al quinto siamo riusciti a portarla a casa”.
Merito suo e anche di un bravo Saitta.
“Ha il merito di aver cambiato la gara. Siamo stati in grado di viverla meglio di loro. Davide su questo è stato davvero bravo”.
Doveva vincere per forza lei, Lazzaretto.
“Beh, in passato ho perso due finali, se avessi perso la terza avrei potuto farne una tragedia (ride n.d.r.), invece è andata”.
Meritava il titolo di MVP, lo scrivo io.
“Lo ha vinto Davide ed è giusto così. Anche io sono convinto di aver giocato un bel torneo e due gran belle partite, non mi nascondo. Voglio vincerlo alla Supercoppa, che è il mio prossimo obiettivo, oltre alla promozione in A2 con Reggio Calabria”.
Ciò che ricorderà di questo titolo.
“Mamma che si commuove alla premiazione. È un ricordo bellissimo che terrò per sempre”.
La foto nella vasca con la Coppa. Idea di?
“Ci ho riso su con Lopetrone, secondo libero della Domotek e mio compagno di stanza. Siccome vediamo sempre le solite foto fatte sul letto da quelli che vincono i trofei, noi volevamo distinguerci”.
Quest’anno non sembra finita così.
“Presto per pensarci”.
Trent’anni, tre titoli vinti negli ultimi cinque anni. Lei è uno dei pochi che vive una carriera che sembra felice.
“Sono qui a Reggio Calabria con Livia, la mia compagna e Mariso, il mio gatto e sono felice, è vero. Quel che è stato è andato via con gli anni e voglio ancora fare tanto perché mi sento di avere ancora tanto da dare a questo sport. Ora ho vinto un trofeo che avevo sempre sfiorato. Non mi fermerò certo qui”.
Intervista di Roberto Zucca
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