Il tocco a rete di Isabelle Haak sul 23-20 del terzo set della prima semifinale di Coppa Italia Frecciarossa ha generato una importante discussione tra tifosi e addetti ai lavori. Per molti il tocco era evidente, telecronisti Rai compresi, per altri il tocco addirittura non si vedrebbe. Per alcuni Bernardi e VolleyNews avevano ragione, per altri Bernardi e VolleyNews non conoscono il regolamento e via dicendo.
Anche a Torino, proprio ieri prima della finale, colleghi giornalisti, ex giocatori e addirittura dirigenti hanno sostenuto la tesi esposta dal nostro articolo, tanti altri la pensavano invece diversamente. Questa divergenza di vedute su una situazione di gioco esprime alla perfezione il vero problema che sta alla base di questo caso specifico e di tanti altri, ovvero che tante, troppe, sono le regole della pallavolo scritte male generando zone d’ombra, zone grigie, che lasciano troppo spazio ad interpretazioni soggettive. Una regola invece dovrebbe mettere tutti d’accordo: dentro fuori, riga pestata o non pestata, rete toccata (tra le aste) o non toccata. Il videocheck dovrebbe fornire un’evidenza che mette tutti d’accordo, e invece così non è.
Come si fa a spiegare un video che mostra chiaramente una rete che si muove ma con una scritta sopra che recita ‘TOCCO A RETE: NO’? Gli arbitri, loro malgrado, sono chiamati ad applicare alla lettera il regolamento, ma questo regolamento continua a metterli costantemente in una situazione di difficoltà, di imbarazzo.
In tanti, nel caso Haak, continuano ad appellarsi a questa casistica:

Domanda: si è mai visto un giocatore/giocatrice saltare ‘a farfalle’ a muro nella sua zona 4 mentre la squadra avversaria attacca la palla nell’altra zona 4, per intenderci la zona opposta della rete rispetto a cui si trova? Come si può poi fare riferimento a questa casistica, fantozziana ci permettiamo di dire, quando poi nel caso oggetto d’analisi Haak era posizionata davanti a Squarcini quasi al centro della rete?
Ad ogni modo il punto è un altro. Possiamo stare a disquisire ore ed ore, mesi, anni, se il tocco di Haak rientrasse o meno in questa casistica e non si troverebbe mai una quadra. Perché? Perché già il concetto stesso che non tutti i tocchi a rete siano da sanzionare porta inevitabilmente a interpretazioni divergenti. E non è un caso, come avevamo scritto, che a quanto ci risulta l’indicazione che era stata data agli arbitri dal Commissario, ad oggi smentita da nessuno, era stata che, in caso di chiamata del check su tocco a rete, qualunque tocco a rete avrebbe dovuto essere sanzionato. Forse proprio per uscire dall’impasse di una regola scritta (o tradotta) male?
Chi conosce bene questo sport, vuoi perché lo allena, vuoi perché lo gioca, vuoi perché lo arbitra, converrà con noi sul fatto che le finte fanno parte del gioco. Nel caso specifico, se la finta di attacco al centro di Squarcini ha indotto Haak a un movimento scomposto che l’ha portata a toccare la rete, quella finta e il tocco a rete come si fanno a non considerarsi come facenti parti dell’azione di gioco?
Se quella casistica di cui sopra, per quanto inverosimile, la dobbiamo prendere alla lettera vuol dire che un giocatore posizionato dalla parte opposta della rete rispetto a dove sta viaggiando la palla può tirare giù la rete, come faceva De Giorgi ai suoi tempi per intenderci, lo ricordiamo col sorriso, e non essere sanzionato perché lontano dalla palla? Capite bene l’assurdità della zona grigia che generano certe regole, con le loro casistiche scritte anche peggio?
E a proposito di finte, che lo ripetiamo, da che mondo e mondo fanno parte del gioco e rappresentano anche la bellezza del gioco stesso, l’estro e il genio di giocatori e giocatrici, vi invitiamo a ragionare su questo. Prima di Natale, per altro tramite mail inviata alle società, la Federazione ha voluto chiarire che le finte in battuta sarebbero state sanzionate da quel momento in avanti come gesto antisportivo. Un’iniziativa tutta italiana che non esiste né in ambito CEV né in ambito FIVB. Già questo la dice lunga… Può mai essere antisportiva una finta? Durante il gioco la consideriamo virtuosa e in battuta antisportiva? Poveri arbitri, davvero.
Poveri arbitri soprattutto perché chiamati a far rispettare regole che non hanno neanche scritto. Viene da chiedersi se chi scriva le regole, e le loro casistiche, abbia mai giocato, mai allenato, mai arbitrato o abbia comunque conoscenza del gioco della pallavolo. Quello che dovrebbe fare la classe arbitrale italiana è chiedere a gran voce ed ottenere di partecipare attivamente alla scrittura delle regole del gioco. A nostro avviso anche gli stessi giocatori, tramite l’AIP magari, dovrebbero farlo insieme agli arbitri.
Bisogna arrivare a scrivere, definire, un regolamento semplice ma efficace, rispettoso del gioco di oggi, molto differente da quello solo di un decennio fa anche nel femminile. Palla dentro, palla fuori. Tocco a rete tra le aste, tocco a rete fuori asta. Riga pestata sì, riga pestata no. Videocheck chiamato solo al termine dell’azione e non durante, allineandosi al resto dell’universo mondo. Cose così, insomma. Basterebbe poco, in fin dei conti.
I nostri articoli sulle situazioni di gioco vogliono alimentare riflessioni, non polemiche. Ad ‘applico, ergo sum’ preferiamo di gran lunga il ‘cogito, ergo sum’.
Di Giuliano Bindoni
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