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Caso Petrecca (Rai Sport): una ‘Palla Avvelenata’ che la Pallavolo ha schiacciato con ironia

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Grazie a Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport, venerdì 6 febbraio 2026 passerà alla storia come la più grande figura di ‘melma’ della radio televisione italiana. “Siamo di fronte alla figura peggiore di sempre di Rai Sport all’interno di uno degli eventi più attesi di sempre, l’Olimpiade invernale di Milano Cortina” recita un passaggio del comunicato sindacale diffuso nelle ultime ore. Comunicato che il comitato di redazione di Rai Sport ha chiesto di leggere nei telegiornali delle Olimpiadi e nelle trasmissioni Mattina Olimpica e Notti Olimpiche (QUI il video).

Non ce ne vogliano Kirsty Coventry, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, scambiata per la figlia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non ce ne vogliano neppure Matilda (con la A finale) De Angelis e Mariah Carey, tutte gaffe riprese addirittura dal New York Times (quello vero!), ma non riconoscere cinque campioni azzurri su sei delle nazionali di pallavolo, per noi popolo della pallavolo, ha rappresentato davvero la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Uno schiaffone in pieno viso che manco nei video che girano su Instagram (per chi non lo sapesse, lo sberlone pare sia diventato uno sport vero come il braccio di ferro).

FINALMENTE… LA PALLAVOLO!
Quando è troppo, è troppo. Quella sera tutta l’Italia ha seguito quella Cerimonia d’apertura. Il mondo intero era collegato. Quella sera, quando Baresi e Bergomi hanno passato la torcia olimpica nelle mani di Anna Danesi, accompagnata da Paola Egonu e Carlotta Cambi, e poi poco dopo le tre campionesse olimpiche e del mondo l’hanno passata a loro volta agli altri campioni del mondo Simone Giannelli, Simone Anzani e Luca Porro, chi guardava da casa avrà pensato: “Oh, finalmente il giusto riconoscimento alla nostra amata pallavolo”. Ma la gioia è durata, ahinoi, molto poco.

FIRST REACTION: SHOCK!
Una telecronaca che sino a quel momento, nonostante altri scivoloni, era stata anche fin troppo incalzante, fin troppo ‘presente’, di colpo si ammutolisce. Qualcuno avrà pensato a un problema tecnico. Qualcuno avrà preso in mano il telecomando pensando d’aver schiacciato per sbaglio il tasto ‘mute’. E invece no. Passano secondi che sembrano eterni. Da casa telespettatori imbalsamati a bocca aperta che non credono ai loro occhi, poi arriva il colpo di teatro: “Riconosciamo sicuramente Paola Egonu”. Slancio di coraggio del direttore di cui sopra, poi entrano nell’inquadratura gli altri azzurri che per lui diventano “altri tedofori”. E qui, nelle case dei pallavolisti, ai bambini saranno state tappate le orecchie con le mani da qualche nonno mentre i genitori, e i figli più grandi, recitavano tutto il campionario di bestemmie. Tanto in lingua madre quanto in aramaico dialettale.

SECOND REACTION: VERGOGNA!
Da lì a poco sui social appaiono migliaia di commenti. Vergogna è la parola più gettonata. Lo sdegno è generale e generalizzato. Questo ennesimo schiaffo, al mondo della pallavolo, ha davvero portato chiunque a pensare che la misura fosse stata colmata. Unico sport di squadra in cui non si fa più distinzione tra maschile e femminile perché entrambi piacciono in egual modo, entrambi riempiono i palazzetti, entrambi, con nazionali e club, vincono da anni qualunque competizione terrestre, marittima e dell’intero sistema solare. Eppure, uno sport che sui media sportivi nel nome, ma calciocentrici nei fatti, viene trattato ancora come l’ultimo… tra i minori. E no, adesso basta. Basta davvero!

LAST REACTION: PRENDIAMOLA A RIDERE
Passata quella nottata senza dormire, agitato pure a colazione il giorno dopo, pian piano il popolo ferito della pallavolo, ormai abituato forse a questa colpevole indifferenza, ha iniziato però a scherzarci sopra. Giocatori e giocatrici hanno iniziato a salutarsi chiamando chiunque Paola: “Ciao Paola, Ehi Paola, Sai chi ti saluta? Paola”. A Bologna, alle Final Four di Coppa Italia di Superlega, è stato uno sfottò continuo. Grbic e Kiraly sono diventati George Clooney e Brad Pitt. Il presidente di Lega Massimo Righi pare sia stato confuso per Keanu Reeves. Qualunque bella donna presente è diventata Mariah Carey. Per sino Velasco e De Giorgi, seduti uno di fianco a l’altro, hanno rischiato di passare per monumenti sì, ma della musica italiana: Al Bano Carrisi e Claudio Baglioni. Addirittura Paolo Porro, al termine della sua partita, pare abbia ammesso di non aver riconosciuto neanche lui il fratello Luca la sera prima. Colpa del cappello di lana? Chissà.

Divertente l’iniziativa di Pallavolisti Brutti che hanno postato la foto dei sei azzurri della cerimonia d’apertura (la trovi QUI) chiedendosi: “Ma quindi questi altri tedofori chi sono? Solo risposte sbagliate”. Ne riportiamo alcune tra le più divertenti: “Il ritorno dei Take That” è il commento di Veronica Angeloni. “I Cugini di Campagna…. Guarda come sono vestiti..” scrive Paolo Cozzi, “I Power Rangers” scrive Sara Caruso. E ancora: “Gli addetti alle luci di San Siro”, “Le Sailor Moon e i Cavalieri dello zodiaco”, “6 persone che hanno vinto il concorso “diventa tedoforo anche tu!!”, “I nuovi protagonisti di Mare fuori 6”, “Sono i dipendenti del McDonald di Gallarate che hanno preparato e servito la colazione a Snoop Dogg!”.

AND THE WINNER IS…
Potremmo citare anche tanti comici (Federico Basso, ad esempio) che hanno realizzato video satirici su quanto accaduto. Potremmo riportare una lista infinita di Meme. Poi, però, abbiamo visto l’ultima puntata di Palla Avvelenata e siamo finiti al pronto soccorso con una mascella lussata per le risate. Dalla celebre trilogia di Amici Miei: “Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione”. Grazie davvero Timmons, Vullo e Zavoli. O come vi chiamate voi… (PS: se c’è qualcuno che sta leggendo e non sa chi sono Andrea Zorzi, Andrea Brogioni e Leo Turrini, è un patacca. O patecca. Insomma quella roba là).

Tra l’altro, nome più azzeccato in questo caso non poteva esserci. Quella che il direttore di cui sopra ha lanciato in questo campo è stata davvero una palla avvelenata. Ma la pallavolo non è stata ferma, non ha lasciato che quella palla diventasse un ace o una ricezione slash. No, nulla di tutto questo. La pallavolo ha tirato su quella palla avvelenata è l’ha saputa schiacciare con intelligente ironia e autoironia.

EPPURE… QUESTO È…
Dopo tante risate, anche di gusto, resta però in bocca un sapore comunque amaro. La consapevolezza che, alla fine della fiera, una gaffe che ha fatto il giro del mondo, e ancora fa discutere, abbia posto indirettamente sulla pallavolo un’attenzione che altri, direttamente, dovrebbero dare e riconoscere per meriti sportivi (e non solo quelli). Ma così, purtroppo, non è. E non sarà. A meno che, ai piani alti, qualcuno non inizi a chiedersi dove si sta sbagliando. Ce lo chiediamo tutti, nell’ambiente. E ce lo chiediamo anche da molto, troppo tempo. “Fare o non fare. Non c’è provare” diceva il maestro Yoda di Star Wars. May the volley be with you…

Di Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)

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