Bergamo, Sylla: "I nostri tifosi sono speciali. Paola Paggi, che esempio…"

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Di Redazione

L’adrenalina dell’ultima gara le scorre ancora nelle vene. E le scorrerà ancora a lungo.
Chi la conosce sa che Miriam Sylla vive di emozioni forti e la stagione appena conclusa gliene ha regalate davvero molte. Certo, non proprio quelle che si aspettava, ma ha vissuto momenti che l’hanno cambiata, cresciuta. E le hanno lasciato una certezza: i tifosi di Bergamo sono speciali.

Come siete riuscite a tenere i tifosi dalla vostra parte sempre, a dispetto dei risultati che non arrivavano?
Hanno visto il periodo di difficoltà che abbiamo avuto. Restando sempre così vicini alla squadra ed essendo una tifoseria che ha l’esperienza per capire che le giocatrici ce la stavano mettendo tutta, hanno capito. Sono rimasti al nostro fianco perché sapevano che era quello di cui avevamo bisogno, se ci avessero voltato le spalle, la nostra stagione sarebbe stata un grandissimo disastro.
Non è da tutti un atteggiamento come questo e si è vista la differenza in altre città in situazioni difficili come la nostra. E’ facile dire di essere tifosi, la differenza la si fa dimostrandolo. I nostri sono speciali e meritano il nostro rispetto”.

Una stagione da cancellare in fretta o da ricordare più di tutte le altre?
Bisogna ricordare tutto. Mi è stato detto che bisogna sempre ricordare da dove si arriva.
Nel momento in cui dimentichi gli errori che hai commesso, è ancora più facile che tu li ripeta”.

In quale momento avete perso il treno per puntare a obiettivi più alti della salvezza?
A Pesaro. All’andata. Eravamo quasi tornate ed eravamo ancora in una fase della stagione in cui puoi fare ancora tutto. Le sconfitte prima di quella ci stavano, perché i problemi erano stati tanti. Però a Pesaro arrivavamo da una vittoria e dovevamo dimostrare continuità. Invece perdendo tre a zero abbiamo perso il filo. Poi ci sono state altre occasioni, a Firenze e a Filottrano, ma lì era già tutto un po’ andato. Erano occasioni che avrebbero potuto riprenderci per i capelli, ma ormai molte certezze erano andate perse”.

In che modo sei cambiata da agosto ad oggi?
Mi sento maturata tanto. A volte nemmeno mi riconosco… Sono diventata anche più paziente: mi sono vista più paziente e con un atteggiamento diverso anche durante gli allenamenti.
Sono comunque Miriam, per carità. Però devo dire che in una situazione come questa, in altri anni avrei reagito in maniera diversa.
Non so se gli altri lo vedono, ma io mi sento cresciuta veramente tanto”.

A proposito di cambiamenti, che cosa ti ha dato in questi anni un’icona del volley come Paola Paggi?
Ha provato a insegnarmi ad essere più paziente, a prendermi il tempo per ragionare. E’ stata un punto di riferimento. Ha cercato di farmi capire quali dovevano essere le mie priorità e ha cercato di non farmi perdere la testa ogni due per tre…
Penso proprio sia riuscita a farmi migliorare. A volte resta persino stupita delle cose che dico… Credo che questo sia un segnale…”.

Che cosa pensi che abbia lasciato alla pallavolo una giocatrice come lei?
Ha lasciato tutto il suo talento e lo si capisce anche dalle tante vittorie che ha conquistato. Per fare un esempio, il Mondiale con la maglia azzurra. L’unico vinto dall’Italia.
E poi, con il passare degli anni, ha lasciato l’esperienza e l’atteggiamento, da capitano vero. Penso sia stata brava a compensare, con il passare degli anni, quando magari giocava meno che negli inizi, a lasciare il suo modo di essere. E’ una gran donna, una gran signora.
Quello che dice, anche nelle interviste, sono analisi giuste sempre. Una con i piedi per terra”.

(Fonte: comunicato stampa)

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