Alessia Gennari si racconta: "Ho scelto di rimanere a Busto Arsizio"

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Di A.G.

Non è da tutti essere capitani. Si tratta di un compito difficile dal quale non si può scappare. Bisogna dimostrare a se stessi, al proprio allenatore, alle compagne, ai tifosi, che non c’è persona migliore che possa rivestire questo ruolo. Ci vuole un animo coraggioso e la voglia di trascinare con sé le compagne in battaglia. Non è da tutti essere capitani, ma è una delle cose più belle che possa capitare su un campo di pallavolo.

Lo sa bene Alessia Gennari, protagonista indiscussa della Unet E-Work Busto Arsizio, che incarna alla perfezione la figura del leader incontrastato, il valoroso capitano che ogni squadra vorrebbe avere tra le proprie fila. Una giocatrice completa, dotata di qualità tecniche di primissimo livello che, abbinate ad un impressionante carisma e una grande intelligenza tattica, la rendono una delle migliori bande del campionato.

Partiamo dalla vittoria della Coppa Cev. Quali emozioni ha provato a sollevare il suo primo trofeo a Busto Arsizio?

Ho provato emozioni forti e difficili da descrivere. Era passato qualche anno dal mio ultimo trofeo, ma ci tenevo tanto a vincere con la maglia della UYBA. Busto è un posto speciale, che mi ha dato tanto e a cui io sto dando tanto: c’è amore reciproco con i tifosi e avere regalato loro una vittoria così importante è davvero straordinario”.

Se ripensa alla finale contro l’Alba Blaj, qual è la prima istantanea che le viene in mente?

Direi l’ultimo punto. È stata una vera e propria liberazione per tutte le componenti della squadra, visto che volevamo fortemente questa coppa. Non dimenticherò mai l’ingresso in campo: vedere un palazzetto pieno di tifosi pronti a darci la carica è stato molto emozionante”.

Il percorso della UYBA in Europa è stato perfetto. Qual è stata la chiave del vostro successo?

È stato importante rimanere sempre concentrate sul nostro obiettivo. Abbiamo affrontato squadre di livello tecnico inferiore, anche se ci sono stati diversi aspetti da non sottovalutare, come le lunghe trasferte, il cambio del pallone e il fatto di giocare tante partite alla settimana. Siamo state brave a sfruttare al meglio tutte le nostre risorse senza mai perdere lucidità”.

Oltre ad essere una giocatrice chiave del sestetto di Busto Arsizio, ricopre anche il ruolo di capitano. Quanto le pesano i gradi?

Essere il capitano di Busto Arsizio è un grande onore e sono contenta che la società abbia individuato in me la persona giusta per ricoprire questo ruolo, che sto prendendo molto sul serio. È una bellissima soddisfazione a livello personale e perciò non mi pesa”.

Si sente una delle leader della squadra? Di avere una certa influenza dentro lo spogliatoio?

Non è da tutti essere leader, ma negli ultimi anni ho lavorato molto su questo aspetto. In allenamento e in partita cerco sempre di portare la mia esperienza, che al momento è maggiore rispetto a quella di altre ragazze della squadra”.

È considerata una delle migliori schiacciatrici del campionato: eccezionale in difesa, pungente al servizio e sempre efficace in attacco. Cosa le piace maggiormente del suo ruolo?

Tra i miei fondamentali preferiti ci sono quelli di difesa. Si tratta di una sfida con le attaccanti avversarie: pensare ‘dove sono io la palla non deve cadere’ è qualcosa che mi dà grandi stimoli. Tuttavia, le sensazioni e le scariche di adrenalina che danno i colpi di attacco sono uniche”.

Qual è stato il consiglio più bello che pensa le sia stato dato nella sua carriera e da chi?

Nel 2013, quando Mencarelli era il CT della Nazionale seniores e mi aveva convocato per l’Europeo, mi disse durante un colloquio individuale: ‘Se vuoi arrivare a giocare stabilmente in Serie A devi imparare a ricevere e farlo diventare il tuo punto di forza: se impari a fare questo non ti toglieranno più dal campo’. Ho fatto tesoro di questo consiglio e direi che Mencarelli aveva proprio ragione”.

Ha fatto tanti sacrifici per arrivare dove è ora. Ne è valsa la pena?

Direi di sì. Ho passato momenti difficili nella mia carriera e ammetto di avere avuto dei dubbi, specialmente dopo gli infortuni. Tuttavia, c’è qualcosa che mi ha sempre spinto a tornare in palestra. I sacrifici si fanno ogni giorno, anche quando si gioca ai massimi livelli, ma non mi sono mai pesati perché sto facendo quello che mi piace”.

Quale strada avrebbe seguito nella vita se non ci fosse stata la pallavolo?

Parallelamente alla pallavolo ho sempre portato avanti gli studi e mi sto per laureare in Beni Culturali. Se non ci fosse stata la pallavolo magari avrei scelto un’altra facoltà come Lettere. Una cosa che ho sempre sognato di fare è insegnare”.

È arrivata ad un punto cruciale della sua carriera. Cosa c’è nel prossimo futuro?

Sono arrivata alla scadenza del contratto con la UYBA. Mi si sono aperte diverse strade, ma ci sono forti motivazioni personali e tecniche che mi spingono a rimanere”.

Come sarà la sua estate? Ha mai pensato a un ritorno in Nazionale?

Credo che per me questa strada sia ormai chiusa definitivamente. Mazzanti conosce bene la mia situazione. Dopo tre interventi al ginocchio, è chiaro che ho dovuto fare una scelta. Purtroppo, una scelta obbligata. Ho avuto una carriera difficile e, conoscendo il mio corpo, so che non riuscirei ad affrontare anche il carico di lavoro della Nazionale. È sicuramente una grande sofferenza non poter vestire la maglia azzurra e partecipare agli impegni estivi della Nazionale”.

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