Intervistato da La Gazzetta dello Sport per commentare il sorteggio dei gironi del prossimo Mondiale, il ct della Nazionale femminile Julio Velasco ha toccato anche altri temi, partendo ovviamente dalle ‘sue’ azzurre: “Mercoledì sarò a Istanbul per parlare con Orro, Sylla e Antropova. I problemi fisici delle prime due mi preoccupano. A Kate chiederò cosa pensa (in riferimento all’impiego da schiacciatrice sperimentato la scorsa estate, ndr). Vanno valutati i pro e i contro per capire cosa è meglio fare. Lei si è dimostrata super disponibile”.
Velasco ovviamente sta osservando con attenzione anche il campionato. Non si dice stupito dell’ottimo avvio di Milano sotto la guida di Chicco Blengini perché “l’idea che nel femminile gli allenatori del maschile non siano graditi è un falso storico”, e si dice anche felice nel notare che “qualche squadra sta dando spazio a giovani italiane. Su Allaoui non avevo dubbi, piuttosto sono sorpreso che gli altri si stupiscano del suo rendimento. Aggiungo anche Bolzonetti, una ragazza che fino adesso è stata sottovalutata, e Munarini“.
Sul Club Italia, protagonista in LVF A2, poi, Velasco tiene ancora a precisare che “questa squadra non è il serbatoio azzurro, ma un progetto che permette di restituire ai club giocatrici pronte per l’A1 e l’A2. Abbiamo cambiato molte cose e penso si inizino a vedere i frutti”.
Club Italia che è indirettamente, ma volutamente protagonista anche di un altro passaggio, quando viene chiesto un commento sui vari Porro, Bovolenta, Zlatanov, tutti giovani ma protagonisti in Superlega. “Sono molto contento del loro percorso. In quegli anni siamo riusciti a lanciare più giocatori in Serie A nel maschile che il Club Italia nel femminile. È stato il prodotto di una metodologia d’allenamento che ha funzionato”.
Non va dimenticato che in quegli anni’ Velasco era direttore tecnico del settore giovanile maschile azzurro.
Come detto, il ct ha parlato anche dei sorteggi del prossimo Mondiale, torneo che vedrà il ritorno della Russia. “Ho sempre sostenuto che appoggio l’Ucraina senza se e senza ma perché è un paese invaso. Detto questo – tiene a sottolineare Velasco – ho sempre pensato che le nazionali sportive non siano dello Stato ma del popolo”.
Passando invece al tema dei calendari internazionali, che dopo i Giochi di Los Angeles 2028 con tutta probabilità sposteranno i grandi tornei delle Nazionali d’inverno, andando ad ‘invadere’ la stagione dei club, Julio Velasco si dice non favorevole al pari della stragrande maggioranza dei suoi colleghi: “Siamo forse l’unico sport che grazie alla convivenza tra campionati e nazionali non produce conflitti. Il nuovo calendario produrrà molto più casino. E poi riflettiamo su una cosa – conclude –: la pallavolo è arrivata a questo livello di popolarità perché ci sono stati il Mondiale del 1978, l’Europeo del 1989 e il Mondiale del 1990. Questo è stato possibile lavorando quattro mesi con un gruppo”.
(Fonte: Gazzetta dello Sport)