Verona, conosciuta in tutto il mondo come la ‘città dell’amore’, si è definitivamente innamorata della pallavolo e della sua squadra. Lo testimoniano le quasi 3mila persone accorse al PalaMagis per la presentazione-show della squadra che affronterà il campionato di Superlega 2026/2027. Una squadra che ora sfoggia divise ancor più blu e ancor più gialle, proprio in onore della città, con una storica coccarda tricolore sul petto a ricordare la Coppa Italia vinta lo scorso anno. Se quel primo trofeo era arrivato con una formazione giovane e sfrontata, guidata in panchina da un nuovo coach, Fabio Soli, e in campo dalla sapiente regia di Micah Christenson, questa ha aggiunto pedine dal palmares pesante, di grande esperienza, e anche appartenenza. Uno su tutti Simone Anzani. Comasco di nascita, svezzato pallavolisticamente a Treviso, a Verona era già approdato tredici anni fa rimanendoci per quattro stagioni. Anni d’amore vero per lui, in tutti i sensi.
Anzani: “Per me tornare a Verona è tornare un po’ a casa perché è la città dove ho iniziato a muovere i primi passi nella pallavolo che conta. È stata la squadra che mi ha permesso di entrare in nazionale, è stata la squadra della città che mi ha adottato, la città dove sono nate le mie bambine, la città di mia moglie. Quindi ormai è casa mia. Tornare dopo tanti anni a vestire questi colori per me era un obiettivo che mi ero messo nell’agenda e alla fine ce l’abbiamo fatta”.
Se l’anno prima, come detto, poteva essere Christenson il modello da seguire e imitare all’interno dello spogliatoio di Verona, quest’anno oltre a lui ci saranno altri campioni del calibro del norvegese Anders Mol, oro olimpico, mondiale ed europeo (4 volte) nel beach volley, e Simone Anzani, centrale classe 1992, due mondiali e un europeo vinti in Azzurro oltre a 3 Scudetti e svariati altri trofei con i club.
Anzani: “Lasciamo stare la parte del campione che quello, sai, ci sono tanti giocatori che hanno vinto, però penso che quello che possiamo portare noi è magari un po’ più di serenità nei momenti che contano, prenderci sulle nostre spalle i momenti di pressione dall’esterno e prenderci anche le colpe scaricandole un po’ dai giovani. Perché alla fine io penso che bisogna essere capaci anche di subire le critiche, no? E come ho detto sempre, se volete criticare, criticate me, lasciate stare i miei compagni, perché alla fine bisogna essere anche liberi e lucidi di mente. Poi il nostro contributo deve essere quello anche di indottrinare, istruire, formare un po’ i giocatori, ma anche mettere là, nella loro testa, il fatto che bisogna crescere, bisogna prendersi le proprie responsabilità. E con questo penso che abbiamo dei giocatori che possono fare questo lavoro”.

Giocatori giovani come Matteo Staforini, libero classe 2003, che quest’anno avrà anche un vantaggio in più rispetto agli altri compagni, quello di condividere la stanza in trasferta proprio con Anzani. Lo tempesterà di domande?
Anzani: “Sì, come no, in stanza sta sempre a giocare alla Play” racconta ridendo di gusto. Poi però si fa serio e aggiunge: “La curiosità penso che debba esserci da parte anche mia. Io sono curioso di mio, cerco di trovare sempre cose nuove, provare cose nuove. Quindi, sai, se vedo un ragazzo che è curioso, giovane, eccetera eccetera, sono ben contento di aiutarlo”.
Quando il microfono passa a Staforini, si capisce che l’ammirazione per dei totem come Simone, e non solo, non ha confini.
Staforini: “Diventa tutto molto più semplice con loro. Il carattere e la personalità di questi giocatori è incredibile. Sono di un’umiltà pazzesca. Mol, ad esempio, è un giocatore che tutti noi del nostro mondo conoscevamo perché è campione olimpico di beach volley, eppure lui è arrivato qua e si è messo a disposizione, sembra quasi un bambino alle prime armi che vuole veramente imparare qualsiasi cosa. È di un’umiltà incredibile, prende consigli, suggerimenti da chiunque gli dica qualcosa e quando hai dei giocatori del genere in squadra è solo che positivo. Poi Christenson, per quello che ha fatto nella sua carriera penso non ci siano grandi parole per descriverlo perché lo sappiamo tutti. È un ragazzo d’oro, l’anno scorso mi ha aiutato tantissimo a inserirmi nella squadra. E poi ora c’è Anzani, un ragazzo che non conoscevo perché non c’avevo mai avuto troppo a che fare, solo da avversario, e adesso ci sono anche in camera insieme in trasferta. È veramente divertente stare anche con lui. Sono dei giocatori che portano dell’esperienza alla squadra che può servire soprattutto quando quest’anno giocheremo ogni tre giorni tra Champions League e campionato”.
Una strana coppia di compagni di stanza quella formata da Anzani e Staforini. E non solo per le differenze generazionali. Immaginiamo possa essere strano all’inizio condividere uno spazio, anche intimo, con un giocatore che fino a ieri era stato avversario.
Staforini: “Quando si è avversari e non ci si conosce neanche fuori dal campo, non dico che ci si sta un po’ antipatici, però c’è sempre un po’ quella puzza sotto il naso, no? In campo tutti lottano per un solo obiettivo che è quello di vincere contro l’avversario, quindi penso sia normale avere un po’ quella vena agonistica anche un po’ antipatica in campo ed è bello che sia così. Ma è bello anche scoprirsi diversamente dopo. Quando scopri veramente cosa c’è dietro quella facciata che c’è in campo, è bellissimo”.
Anzani: “Come sono io da avversario ‘sotto rete’? Mah, chiariamo subito che… io non inizio mai – sorride –, però se vedo che dall’altra parte c’è una mancanza di rispetto, c’è qualcosa, allora mi metto in prima fila per difendere la mia squadra, i miei compagni. Quindi se c’è qualcuno dall’altra parte che inizia, io sono il primo a difendere i miei compagni e la mia squadra, però non sono io quello che inizia di solito le provocazioni, quelle robe lì, perché non è nel mio DNA, non è nel mio essere, nel mio carattere”.
Sentendo parlare Anzani e Staforini si percepisce chiaramente quanto il roster di questa Rana Verona abbia davvero un bel mix di personalità differenti, che insieme possono però funzionare alla perfezione. C’è un capitano, Mozic, che qui è arrivato 19enne e qui vuole continuare a fare la storia di questo club, ma ora anche molti più giocatori di leadership che possono indicare la via del successo ai più giovani.
Anzani: “Sono stato in tante squadre dove c’era il capitano e poi c’erano tanti altri giocatori che erano di contributo. Quindi, logicamente, noi dobbiamo supportare Rok nelle sue decisioni, in quello che deve dare alla squadra e magari anche ogni tanto dirgli che sta sbagliando, no? Il lavoro anche nostro è quello di farlo ‘tra virgolette’, anche se non abbiamo l’investitura”.
Un capitano-bandiera, qualche ‘grande saggio’, ma anche un tecnico come Fabio Soli, giovane anche lui, che ha già vinto Scudetto e Champions a Trento, Coppa Italia al primo anno qui a Verona, oltre al bel lavoro che sta portando avanti con la nazionale slovena. Noto per le sue capacità oratorie, è definito da tutti i suoi giocatori come un grande motivatore oltre che un tecnico brillante e meticoloso. Staforini, forse, ne sa qualcosa anche più degli altri.
Statorini: “Sì, è assolutamente così. I suoi discorsi motivazionali li potete vedere anche guardando la serie TV ‘Mai Molar’. Mi sono trovato molto bene con Soli anni fa a Cisterna e sono stato veramente contento l’anno scorso quando mi ha contattato per venire qui, così come sono altrettanto contento di continuare a lavorare con lui. È un grandissimo allenatore con cui tutti noi lavoriamo benissimo, faremo di tutto per seguirlo puntando a conquistare altri trofei anche quest’anno. Abbiamo davvero una grande fame di vittoria a Verona. Siamo già focalizzati su sabato, sulla prima di campionato contro Civitanova, perché ne abbiamo parlato, non dobbiamo ricordare sempre troppo il passato. Ormai quello che è stato è stato. Bellissimo, sono state delle emozioni incredibili, che però vogliamo provare a rivivere e lavoriamo per quello. Ora dobbiamo essere focalizzati su quello che facciamo giorno per giorno e guardare in avanti”.

Riuscirà la Rana Verona a cucire sulle sue maglie altre patch celebrative? Riuscirà Anzani a insegnare a Staforini come rispondere ‘a parole’ alle provocazioni degli avversari? Ma soprattutto, riuscirà Staforini a convincere Anzani a giocare una partita alla Play? Qualche risposta ce la darà come sempre il campo, qualche altra curiosità ce la svelerà invece solo la terza stagione di ‘Mai Molar‘. Intanto, per chi vuole, è in arrivo su DAZN la seconda stagione (qui in basso il trailer). Noi abbiamo avuto la fortuna di guardare la prima puntata in anteprima nazionale. Tanta roba!
Intervista di Giuliano Bindoni
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