Si sa, lo sport di base vive anche, se non soprattutto, grazie al volontariato. Un settore che, purtroppo, da tempo sta conoscendo un periodo difficile e pure di difficoltà, di pari passo con una perdita dei valori che si percepisce a più livelli nell’attuale società. Infatti, chi frequenta il mondo dello sport dilettantistico conosce bene il fatto che se oggi centinaia di migliaia di ragazzi in Italia possono praticare uno sport, allenarsi, crescere, imparare il rispetto delle regole e di sé stessi, lo devono in larghissima parte al sacrificio silenzioso di presidenti, dirigenti di società e comitati di volontari. Accanto a loro, spesso, ci sono anche medie e piccole aziende del territorio che scelgono di credere in questi progetti e di sostenerli concretamente, anche in contesti economici non sempre semplici.
Ma anche una più stretta collaborazione tra le realtà dello sport con i comuni e le amministrazioni pubbliche potrebbe aiutare e permettere, a volte, pure di fare di più. Lo sanno bene a Mornago, in provincia di Varese, dove l’Insubria Volley ha appena festeggiato i 40 anni di attività (nella foto): “È un sistema che regge, ma che potrebbe reggere meglio, e anche più a lungo, se le istituzioni locali diventassero partner più presenti in questo lavoro. Non per sostituirsi alle società sportive, ma per affiancarle: perché quando un ente pubblico e una realtà sportiva seria lavorano insieme con una prospettiva di lungo periodo, a guadagnarci sono prima di tutto i giovani e il territorio“.
Quello dell’Insubria Volley Mornago è un caso che racconta bene questa dinamica: “La nostra società ha investito capitali importanti e ha reclutato profili di livello nazionale per guidare il progetto del settore giovanile: i risultati si vedono, con successi sportivi a livello provinciale e regionale, due campionati di categoria regionale e un obiettivo dichiarato, la conquista della Serie B nazionale, basato su un progetto sviluppato con i ragazzi solido e una crescita degli iscritti del 22% in un solo anno. Sono numeri che testimoniano un lavoro serio, e che qualsiasi territorio dovrebbe considerare un patrimonio da valorizzare”, come spiegano i dirigenti in una nota della società.
Il punto su cui vale la pena di ragionare, però, non è la mancanza di volontà, di competenza o di visione da parte delle società sportive di base o almeno di alcune di queste. Ma l’attenzione andrebbe spostata a volte sulla disponibilità, le condizioni e i vincoli di gestione degli impianti, un tema che riguarda tutti i comuni e le realtà italiane e che raramente trova soluzioni “semplici”, perché sono richieste risorse, pianificazione e continuità nel tempo, elementi non scontati anche per amministrazioni che a loro volta devono trovare il modo di far quadrare bilanci complessi: “Ed è proprio qui – proseguono da Mornago – che il partenariato tra pubblico e privato può fare la differenza. Non basta avere una palestra: serve un modello che permetta a comuni e società sportive di costruire insieme una gestione sana e duratura, capace di garantire quella continuità che è indispensabile quando si parla di sport e impatto sociale. Una società disposta a investire risorse proprie per molti anni in un impianto non è un costo per le amministrazioni, ma può essere un alleato che condivide il rischio e si assume una responsabilità di lungo periodo. Su questo fronte, una novità normativa importante può aiutare proprio i comuni a costruire percorsi di questo tipo: il Senato ha approvato in via definitiva, il 31 marzo 2026, la cosiddetta ‘Legge Berruto’ o delle ‘Palestre Aperte’ (Legge 7 aprile 2026, n. 53, Ndr), che modifica la disciplina sull’utilizzo degli impianti sportivi scolastici da parte delle società sportive dilettantistiche“.
Tra le sue novità più rilevanti, la Legge introduce proprio un meccanismo di collaborazione tra pubblico e privato: le società sportive possono proporre interventi di riqualificazione e ammodernamento degli impianti, ottenendo in cambio la gestione o l’utilizzo gratuito o agevolato degli stessi per un periodo proporzionale all’investimento. È un segnale importante, perché offre agli enti locali anche uno strumento concreto per valorizzare le società sportive più solide del territorio, affidando loro una gestione pluriennale in cambio di un impegno reale e duraturo: “Un modello che potrebbe rappresentare un punto di riferimento anche per realtà come Mornago, dove l’Insubria Volley è di fatto l’attore principale come realtà sportiva nell’utilizzare l’impianto scolastico e ha già dimostrato, in quarant’anni, di saper costruire un progetto solido. Quarant’anni di storia sono una base da cui ripartire, infatti, quarant’anni di attività ininterrotta sul territorio non sono un dettaglio: sono la prova che una società ha attraversato generazioni, ha formato centinaia di ragazzi, ha rappresentato e continua a rappresentare un presidio educativo prima ancora che sportivo“, conclude la società del presidente Alessandro Montin.
Proprio quello che oggi, forse anche più di ieri, serve allo sport, ai giovani e al Paese stesso per crescere insieme.
A cura di VolleyNews.it
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