Con la Polonia campione e un Forum festante nonostante l’assenza degli azzurri cala il sipario sugli Europei 2026, che si chiudono lasciandoci con la piacevole sensazione che il nostro amato sport sia pronto per “bucare” il grande schermo e uscire da quella nicchia di appassionati che l’ha caratterizzato per molti decenni. Ma se dal punto di vista degli spettatori e della mediaticità stiamo entrando in una età dell’oro, come evolve la pallavolo in sè, cosa ci lasciano questi europei dal punto di vista tecnico tattico?Proviamo a fare una breve analisi dettagliati da osservatori esterni
In primis salta all’occhio sicuramente la fisicità: mai come oggi gli atleti sono fisicamente impressionanti, saltatori agili e potenti allo stesso tempo nonostante altezze importanti… su tutti i centrali polacchi e il francese Gueye. Lo stesso Leon pare un ragazzino al loro fianco, ma quando il cubano salta o lascia andare il braccio in battuta incanta tutto il forum e apre varchi nella ricezione avversaria.
Anche Semeniuk, giocatore dalla classe cristallina e dal talento smisurato, è comunque un giocatore dotato di un fisico importante che salta oltre un metro. E se penso che la Polonia ha come bande Fornal, Leon, Semeniuk e Sliwka (quest’ultimo mai entrato praticamente ha vinto solo due MVP in finale di Champions League…) mi fa pensare che la Polonia sarà la squadra da battere da qua al 2030.
La battuta è ormai diventata il primo colpo d’attacco, specie perché l’equilibrio ormai è molto simile fra le varie squadre e dal 20 pari bastano due battute ben messe per far pendere un set da una parte piuttosto che dall’altra (e questa cosa l’abbiamo subita sulla nostra pelle un paio di volte dove sembravamo in controllo….e poi….un filotto ci ha fatto perdere il set).
Ma qual è il punto fra ace ed errori, fra forzare ed essere conservativi? Le statistiche dicono che si sbagliano fino a 6-7 battute a set, un buon rendimento è tenere il numero dei servizi errati sotto il 20% unito ad almeno 2/3 ace a set. Di contro ovviamente la ricezione è sotto pressione, ma i francesi, almeno nel primo set di Finale, hanno dimostrato che si può reggere la forza d’urto avversaria con tecnica e atteggiamento giusto. E anche i finlandesi contro di noi hanno sfoderato una gran prova corale in seconda linea per fermare i nostri battitori.
Si pensava fosse un ruolo in via di estinzione, invece mai come in questo Europeo i centrali sono tornati protagonisti attaccando tanto e con palle spesso staccate. Rispetto alla generazione passata i centrali moderni attaccano con un 5-10% di positività in più (siamo spesso stabili sopra il 70%) e qua sono due i fattori che contribuiscono a queste percentuali monstre: la fiscità e le altezze di questi giocatori, e il fatto che a muro, con il gioco spinto alle bande ci siano sempre meno giocatori laterali, specie di posto 4 abili ad aiutare il centrale nelle fasi a lettura. Con la Polonia che ha aspettato per anni che i due lungagnoni al centro si “trovassero” mi è piaciuto da morire il nostro Pardo Mati, che è di diritto nel club dei saltatori, ma unisce a questa caratteristica anche delle caviglie esplosive che lo fanno molto anticipato sul salto e lo unisce ad un braccio veloce che porta via la palla in fretta a differenza per esempio di Gueye.
Fa molta specie l’evoluzione dei palleggiatori, nel senso che con il fallo di doppia ormai derubricato, ho visto palloni alzati in banda girare vorticosamente senza essere fischiati. Tutto regolare per carità, ma in una Finale Europea almeno 3-4 alzate di Brizard e più del doppio di Komenda solo 5 anni fa sarebbero state fischiate impietosamente. Avendo giocato 4 anni con Grbic, allenatore della Polonia, ricordo bene la sua reazione quando una tantum gli fischiavano doppia su palleggio dietro…. Chissà cosa penserà quando vede il suo palleggiatore in certe situazioni…!
Infine, da notare come la Francia e la Slovenia stiano portando avanti un cambio generazionale importante, mentre ormai la sensazione è che sia la Serbia che l’Olanda siano due nobili decadute della pallavolo moderna, incapaci di ritrovare quelle alchimie che per molti anni le hanno tenute fra i top team europei.
Di Paolo Cozzi
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