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La FIVB celebra la “Giornata della donna” con delle storie da non perdere

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La “Giornata internazionale della donna” è una ricorrenza che si celebra l’8 marzo e la FIVB, da martedì 3 a domenica 8 marzo, ha deciso di avvicinarsi a questo significativo evento presentando delle storie di resilienza, disciplina ed evoluzione, dentro e fuori dal campo di gioco. Storie da non perdere, racconti importanti di vita.

La prima testimonianza è di “Gabi” con un’introduzione che dice già molto sul tema dell’intervista: “C’è una versione di Gabriela “Gabi” Guimaraes che il mondo conosce bene. La capitana brasiliana è ammirata dai compagni di squadra, rispettata dagli avversari, stimata dagli allenatori e amata dai tifosi di tutti i continenti, una giocatrice la cui influenza va ben oltre il suo ruolo in campo. E poi c’è la versione più tranquilla. Quella costruita negli allenamenti, nel recupero, nello studio e nelle lunghe conversazioni interiori che nessuno sente. La sua fiducia in se stessa non è arrivata con una medaglia o un titolo. È stata costruita, pezzo dopo pezzo“.

Poi, il focus si sposta sulla beacher Katja Stam, due volte olimpionica, e sulla riflessione su come il suo lungo recupero da un infortunio alla schiena abbia cambiato completamente la sua mentalità: “È passato un anno da quando Katja Stam ha subito un infortunio alla schiena, in Messico, che l’ha costretta a stare fuori gioco per sei mesi. Quello che era iniziato come un fastidioso dolore alla parte bassa della schiena, infatti, si è trasformato per la giocatrice in un infortunio ostinato che le ha fatto perdere gran parte della stagione agonistica 2025“.

La terza puntata ha visto protagonista l’egiziana Mariam Metwally, prima giocatrice africana, originaria del Cairo in Egitto, a giocare nel campionato italiano di Serie A1: “Quando ho capito di aver realizzato il mio sogno d’infanzia di giocare all’estero, soprattutto in Italia, uno dei campionati più forti al mondo, è stato uno dei momenti più felici della mia vita. Ero molto emozionata, ma anche un po’ nervosa. Vivevo un mix di felicità, aspettativa e motivazione per mettermi alla prova. Indossare il mio hijab è una parte importante di ciò che sono. Poter giocare in Italia mantenendolo anche in campo mi rende orgogliosa e grata. Dimostra pure come il campionato italiano rispetti le diverse religioni e valorizzi la diversità. In casa siamo una famiglia di sei persone e tutti giochiamo a pallavolo. Credo che il mio trasferimento in Italia possa ispirare i miei fratelli più piccoli e le generazioni future a perseguire i propri sogni. Spero che li incoraggi a non aver paura di fare un passo, provare nuove esperienze e cogliere le opportunità, perché viaggiare e giocare all’estero è un sogno per molti”.

E ancora a raccontarsi è stata la ventiquattrenne Allanis Navas, rivelando come giocare nella NCAA l’abbia formata come atleta con l’obiettivo di regalare una storica qualificazione olimpica nel beach volley (con la compagna Maria Gonzalez) al suo paese, Porto Rico: “La scorsa stagione abbiamo vinto la nostra prima medaglia nel tour mondiale al Challenger di Veracruz, la prima medaglia nel beach volley femminile nella storia di Porto Rico. Quel momento ha significato tutto per noi“, ha detto Navas a FIVB.com. “Ora, vogliamo più medaglie e, soprattutto, la qualificazione olimpica. Porto Rico non ha mai avuto una squadra femminile di beach volley alle Olimpiadi e vogliamo fare la storia. Sono alta 163 centimetri e nel beach volley sono considerata bassa. All’inizio della mia carriera, molti dubitavano di me. Ma il dubbio può distruggerti o rafforzarti. Per me, è diventato una motivazione. Se mi manca l’altezza, compenserò con velocità, intelligenza e cuore. Essere una delle squadre più basse del tour ci obbliga a essere creative. Ci concentriamo sulla velocità, sul controllo di palla e sulla pressione al servizio. Trasformiamo i nostri ‘svantaggi in punti di forza“.

Ultimo, ma non ultimo è il racconto di Kim Yeon Koung, una “leggenda” la cui carriera è nella storia della pallavolo. Il suo è un esempio che ha ispirato e aperto le porte anche alle future generazioni di giocatrici: “Prima di ritirarmi scherzavo sul fatto che, una volta finita la carriera, avrei finito per mangiare tutto il cibo che mi ero preclusa e non mi sarei più allenata. Fino ad allora avevo vissuto una vita molto autodisciplinata, con una dieta rigorosa, un allenamento costante e la massima cura del mio corpo. Pensavo che il ritiro avrebbe significato una completa libertà da tutte queste costrizioni. Ma ciò che mi ha davvero sorpreso è stata… me stessa! Anche dopo il ritiro, continuavo a prendermi cura del mio corpo e ad allenarmi regolarmente, quasi come se fossi ancora una giocatrice attiva. Nessuno mi chiedeva di farlo. Mi sono ritrovata naturalmente a cercare di mantenere questo stile di vita. Ho capito che l’autodisciplina era diventata parte di me. Significa che la pallavolo non ha solo allenato il mio corpo. Ha anche plasmato la mia mentalità“. Questa consapevolezza guida ora la nuova fase della sua vita. Sebbene l’intensità delle competizioni professionistiche sia ormai alle spalle, Kim rimane strettamente legata allo sport attraverso un’attività da tutor e il lavoro di sviluppo degli atleti più giovani: “In questo nuovo capitolo mi piace davvero fare da mentore ai giocatori più giovani e condividere le lezioni che ho imparato attraverso le mie esperienze. Allo stesso tempo, ho capito di essere una persona che cerca ancora delle sfide. Anche dopo il ritiro, rimango fedele alla mentalità di voler crescere, costruire e dare il mio contributo alla pallavolo. Se dovessi dire qualcosa ai giovani, li inviterei a non aver paura di inseguire grandi sogni, ma di capire che quei sogni devono essere realizzati con piccoli e costanti sforzi quotidiani“.

Il volley è lo sport di squadra più equo al mondo: con premi in denaro equi, pari partecipazione, regole uguali e una base di tifosi equilibrata dal punto di vista del genere. L’uguaglianza fa parte del DNA della pallavolo. È la filosofia “Together as One” della FIVB: pari opportunità, pari visibilità e pari rispetto, dentro e fuori dal campo.

Di Volley News
(© Riproduzione riservata)

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