Chi trascorre le serate, come il suo allenatore, a leggere libri di gente che ha vinto tutto, di professoroni harvardiani che hanno sempre una lezioncina o un prosciutto da venderci (spoiler: io e il suo allenatore di queste cose ne parliamo anche al telefono), trova sempre le parole giuste, che sogna di dire da una vita. Eravamo tutti nelle nostre camerette domenica 22 febbraio quando Simone Di Tommaso vinceva con la sua armata di Pineto una Coppa Italia storica per il club, prima di una serie di trofei che quest’anno è stato assegnato ad una squadra che spiega forse più il tecnico dei giocatori, ossia piena zeppa di materiale umano di enorme potenziale. Nel dopopartita Di Tommaso ha parlato di Pineto come un diamante grezzo, che ha vinto contro un gioiello che brilla da tutto il campionato, Prata. Ora, non sarò io a ricordare al mondo che Marylin Monroe con i diamonds ci ha costruito un’intera carriera, e che i diamanti sono i migliori amici delle donne (o le migliori armi di Di Tommaso) e che se c’è qualcosa di prezioso nel mondo delle pietre preziose, non c’è metallo che tenga. Però forse basterò io a spostare l’attenzione sul giocatore che quest’anno ha più impressionato la pletora di esperti e non di pallavolo della serie A2, e forse basterò io a dirvi che Paolo Di Silvestre, eletto il miglior giocatore della Coppa Italia, non ce lo siamo inventati quella domenica o questa stagione, ma lo si trovava già in spiaggia quando era molto piccolo e facevi fatica a trascinarlo a casa perché arrostiva sui campi da beach dalle prime ore del mattino sino a sera inoltrata; lo si trovava a Potenza Picena, a Santa Croce, a Lagonegro, a Castellana, ma la miopia è negli occhi di chi guarda la pallavolo e allora Paolo è tornato a Pineto, che è Abruzzo, è casa sua, è “Settembre, andiamo. È tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi, i miei pastori (del volley) lascian gli stazzi e vanno verso il mare”, se vogliamo percepirci D’Annunzio degli esordi.
Paolo è il percorso che oggi ti fa credere di aver conquistato qualcosa che valga quanto il percorso fatto, nel quale nessuno gli ha mai regalato niente, e nel cui percorso lo stesso Di Tommaso lo ha supportato e creduto in lui fino a farlo diventare il diamante di Pineto.
“Quest’anno non potevo chiedere di meglio. La Coppa Italia che è merito di una prestazione incredibile di tutta la squadra e il titolo di miglior giocatore. È qualcosa di grande, per noi, per Pineto, e vincerla con questa prestazione di tutti è stato veramente bellissimo”.
Di Tommaso ha parlato di Prata come un gioiello che brilla da inizio campionato. Pineto, invece è il diamante grezzo.
“Sono completamente d’accordo. Prata è una squadra costruita per raggiungere degli obiettivi, ha delle forti individualità, in regular season è in testa alla classifica e ha dei numeri importanti. Il nostro percorso è diverso, abbiamo cambiato dei giocatori quest’anno e fatto un percorso. Non è stato facile arrivare alla Coppa Italia e giocare quella partita, lo abbiamo fatto anche in casa loro, quindi è un successo doppio”.
Come ci siete riusciti?
“Con Simone è semplice perché ha le idee ben chiare e questa partita l’ha preparata benissimo, trovando soluzioni ai problemi che ci hanno permesso di affrontare i momenti no dell’incontro. È l’arrivo in un percorso nel quale piano piano abbiamo costruito la nostra credibilità, affrontando momenti di grande soddisfazione e sonore batoste, ma sempre con la consapevolezza di poter esprimere un gioco di altissimo livello”.
Il valore in più?
“Avevamo le idee chiare e siamo riusciti, nel corso della gara, a cambiare pelle”.
Il lunedì dopo si è parlato di Pineto dei miracoli. Io so che lei non ama questa definizione.
“No, da inizio campionato abbiamo fatto capire che i picchi di livello riusciamo a toccarli anche noi, quindi conoscendo i miei compagni di squadra, ero convinto che saremmo riusciti a fare bene contro Prata. Era difficile, certamente, ma non impossibile centrare questo obiettivo. Il miracolo è quando qualcosa pensi di poterla fare una sola volta. Noi non siamo persone che si accontentano”.
Lei era convinto di vincere. L’ho letto nei suoi occhi al secondo set.
“Perdere è un pensiero che mi fa stare male da tutta la vita, soprattutto in occasioni che mi sono, anzi, ci siamo sudati tutti. In passato vivevo questi momenti con troppa passione, avevo forse un carico esagerato addosso”.
Perché lei è il migliore della Coppa Italia, e dico io, in questo momento, del campionato?
“Parliamo della Coppa Italia. Provo a pensare perché magari ho tirato fuori qualcosa in più nelle situazioni più difficili”.
Di Tommaso, me lo permette, è la persona che ha più creduto che Paolo Di Silvestre potesse diventare questo giocatore?
“È stato fondamentale per la mia crescita. C’è sempre stato, ed io per lui. C’è un rapporto fraterno, fatto di visioni, caratteri che si trovano, si scontrano, ma c’è un’enorme fiducia da parte di entrambi nelle strade che abbiamo scelto. Abbiamo fatto un percorso insieme fondamentale per essere qui in questo momento”.
Capitano di Pineto. Che è un po’ casa. Mi sembra il momento migliore della sua vita.
“Vincere qui pallavolisticamente ha tutto un altro sapore. Abbiamo i mezzi tecnici e umani per farlo. Questi anni trascorsi qui mi hanno fatto crescere tanto e sono riuscito a trovare il focus giusto per emergere. Ha detto bene, è un bellissimo momento dentro e fuori dal campo”.
Intervista di Roberto Zucca
(© Riproduzione riservata)