Berruto si racconta tra “Capolavori” a teatro, sport, etica, Omero e l’Odissea (prima parte)

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Quello di Mauro Berruto è un percorso, una storia trasversale a diversi mondi. Allenatore di pallavolo in Serie A1 e A2, Italia ed estero, laureato in filosofia, commissario tecnico della Finlandia e, poi, della Nazionale italiana, una parentesi pure come direttore tecnico della Nazionale italiana di tiro con l’arco. E’ stato anche amministratore delegato della Scuola Holden di Torino. Adesso è scrittore, politico (è deputato, segretario della settima Commissione cultura, scienza e istruzione, membro della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e della segreteria nazionale del PD con delega allo Sport), narratore in teatro…

Lunedì 9 febbraio, Berruto salirà sul palco del Teatro Carcano di Milano con il suo ‘lecture show’, “Capolavori. New Olympic Stories“ (l’inizio è previsto alle ore 20:30, per tutte le informazioni: QUI).

Partiamo proprio da questo: una lettura teatrale. Da dove nasce l’idea, e che cosa può aspettarsi il pubblico? Pensando, poi, che “Capolavori, allenare, allenarsi, guardare altrove” è il titolo anche di un suo (bel) libro…

Infatti, l’abitudine vuole che ci sia un libro che spesso diventa l’ispirazione per un film o uno spettacolo. Invece, in questo caso, curiosamente, è nata prima questa lettura che possiamo definire teatrale… però, non nel senso che io reciti. Su questo è meglio essere chiari: principalmente mi siedo a una scrivania e racconto delle storie usando anche immagini, musiche, suoni, ma non faccio delle performance recitative. Così, siamo sicuri di non spaventare nessuno! Questo modo di lavorare, che usavo anche nei corsi di formazione, per degli incontri con gli allenatori e via dicendo, ha vissuto la sua evoluzione prima proprio con il teatro e, poi, soltanto dopo è diventato anche un libro. In questo caso possiamo dire che il percorso è stato fatto al contrario“.

Capolavori è un’esperienza tra biografia e racconto, tra storia e ispirazione. Qual’è il suo significato?

Il significato più autentico è il tentativo di dare una definizione di quello che può essere un capolavoro, da una parte smentendo l’idea che proprio un capolavoro si deve legare soltanto al momento di una massima prestazione. Quindi, nel riferirci allo sport, ovviamente, non parleremo solo di vittorie, ma anche di momenti in cui qualcuno riesce semplicemente a esprimere la propria massima potenzialità. Il secondo obiettivo, invece, è dimostrare come quella che possiamo chiamare la filiera di produzione di un capolavoro sia molto simile, se non del tutto identica, anche mettendo in relazione mondi diversi che apparentemente possono sembrare molto lontani. Quindi, la ‘lecture’ è un intreccio narrativo che si occupa di sport e ha come background anche lo sport, ma che parla pure di letteratura, di arte, di poesia e altro ancora. Il mio compito è quello di provare a intrecciare questi mondi, cercando di dimostrare che hanno in comune molto più di quanto si possa pensare“.

Però, si può dire che lo sport sia uno dei suoi mondi di appartenenza: che significato ha l’attività sportiva?

Quando si parla di sport, a volte, può essere difficile definire quello di cui si sta parlando. Perché a noi italiani, per esempio, parte subito il ‘riflesso condizionato’ di pensare al campionato di serie A di calcio, alle Olimpiadi, ai Mondiali, al risultato. Invece, lo sport è un mondo molto più grande che mette insieme tantissime cose, anche molto diverse tra di loro. Per tutto il resto, per quello che non è prettamente orientato all’agonismo, ho coniato una definizione della quale sono molto geloso che è ‘cultura del movimento’. Cioè, qualcosa che tiene legati l’aspetto culturale, quindi, lo stile e la filosofia, anche di vita, e il movimento inteso come espressione della fisicità. Poi, qualcuno ha la fortuna e il talento di poter immaginare che questi si possano trasformare nell’ambizione di una medaglia olimpica, mentre qualcun altro non vincerà nemmeno un torneo amatoriale“.

Lo sport ha anche diverse forme di racconto e per essere raccontato, come avviene in “Capolavori”…

Assolutamente: quando parliamo di sport, parliamo di tutto questo e ci riferiamo anche a un altro mondo in cui noi italiani siamo molto forti, che riguarda lo sport guardato, ascoltato, letto e l’esperienza sportiva nella sua forma più narrativa. C’è un aspetto che sottolineo sempre, perché è curioso: anche se chiediamo a più persone, non credo ci sia il dubbio che per tutti lo sport con le sue storie rappresenta pure un principio di ispirazione. Però, se facciamo lo stesso confronto con la letteratura e pensiamo ai libri che ci hanno cambiato la vita, che sono stati per noi importanti, quasi sempre ci riferiamo a delle storie di fantasia, non a storie vere. A qualcosa che qualcuno ha avuto la capacità di raccontare meravigliosamente e che ci ispira, ma non necessariamente a delle storie vere. Nello sport, invece, succede il contrario. Nel senso che la finzione sportiva non funziona, mentre funziona la storia vera, ovviamente, se raccontata bene. Come nell’editoria del settore, dove hanno molto più successo i volumi che raccontano storie vere che non quelli di ‘fiction’ sportiva. Probabilmente si muovono dei meccanismi identificativi che ci fanno pensare a quello che anche noi abbiamo fatto da sportivi, magari, solo all’oratorio, ma non serve essere stati dei campioni. Oppure, ci riconducono a delle esperienze, momenti ed emozioni della nostra vita in cui, per esempio, ricordiamo esattamente dove eravamo quando l’Italia vinse il Mondiale, o a dei momenti di gioia che abbiamo vissuto insieme ai nostri familiari, amici e così via… la forza dello sport è anche questa. Rispetto alla letteratura lo sport è capace di usare più spesso la realtà e questo potenzia anche quello che in tanti dicono: che lo sport rappresenta un po’ l’etica dei nostri tempi e ha una funzione simile a quella che già aveva l’etica, magari, più di 2000 anni fa“.

Tornando allo spettacolo “Capolavori, New Olympic Stories” in programma al Teatro Carcano, a Milano, ritroveremo questi concetti?Per capirci, inizio e chiudo con l’Odissea, che è il racconto di un viaggio per eccellenza. Tenendo presente che Omero è stato a suo modo il primo cronista nella storia dello sport: quando descrive i giochi che Achille organizza in memoria di Patroclo, raccontati nel XXIII libro dell’Iliade, descrive otto discipline delle quali cinque sono esattamente le stesse che abbiamo visto nei Giochi Olimpici anche a Parigi“.

L’appuntamento, quindi, è già fissato per il 9 febbraio quando Mauro Berruto sarà sul palco con il suo ‘lecture show’, “Capolavori. New Olympic Stories“, per raccontare di sport, arte, poesia, letteratura e non solo.

Mentre nella seconda parte di questa intervista (che pubblicheremo lunedì), invece, lasciato il teatro si parlerà ancora di sport, ma anche di scuole e istruzione, di strutture, della pallavolo di oggi e di ieri, di modelli di prestazione, di ritiri, libri e altro ancora (facciamo uno ‘spoiler’? “Non ho mai escluso un giorno di poter tornare anche al volley. Come è facile immaginare le passioni non si mettono mai da parte, in nessuna maniera”)…

Una fine che è, come dire e come avremo modo ancora di scoprire… anche un buon inizio!

Di Dario Keller
(© Riproduzione riservata)

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