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Occhio alla Penna… di Cantù: “Sogno la Superlega, magari con la maglia di Milano”

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Avete presente il fatto che un prodotto non si giudica dalla confezione? Avete presente il fatto che la pallavolo è un mondo che si può spiegare sia non seguendo classifiche, sia seguendo solo i numeri delle classifiche stesse? Abbandoniamo il mondo delle locuzioni verbali e di ciò che realizziamo o meno nel volley allora, e parliamo qualche istante di Gaetano Penna e della abusatissima parola percorsi.

Guardando i rendimenti, Penna è uno dei primi quattro opposti della A2, lasciandosi dietro una sfilza di nomi accreditatissimi e giocando a 21 anni appena compiuti la sua prima stagione in questa categoria. Guardando il dito e non la luna, qualcuno potrà magari obiettare che sì, la Campi Reali Cantù non è partita con il piede giusto e in queste settimane occupa l’ultima posizione, ma se appunto non leggiamo il mondo solo mediante i numeri, in questi anni Cantù ha sfoderato dei Motzo, dei Gamba mica da ridere, permettendo ai famigerati posti due di farsi strada in una categoria che costeggia la massima serie e vivendo un’esperienza di cui personalmente ho sempre sentito tessere le lodi.

Penna è l’ennesimo esempio di chi vive questo momento con la serenità e la transizione che merita, pensando che le difficoltà, quando vuoi crescere e fare gavetta debbano anche rappresentare il tuo pane quotidiano, ma che siano inevitabili e soprattutto che una volta conosciuto il fondo, si debba solo risalire.

“Sapevo benissimo che scegliendo Cantù, una squadra giovane nella quale molti di noi avrebbero affrontare questa serie per la prima volta, il percorso sarebbe stato in salita. Credo che questo sia il bello delle sfide, dei progetti, nei quali ognuno di noi è chiamato a dimostrare qualcosa in più ogni domenica. Ora Mancano undici partite, abbiamo fatto capire che rispetto all’inizio stiamo lavorando meglio, trovando maggiore fiducia e affrontando squadre ostiche nel migliore dei modi”

Penna tra i primi quattro opposti della A2. Al primo anno nella serie è una notizia.
“Personalmente non posso che parlare positivamente della stagione e vedendo i feedback dall’esterno che si congratulano per il lavoro e per ciò che sto dimostrando in campo, tutto sembra indirizzarsi verso la strada giusta. Anche a livello caratteriale mi sento di aver acquisito una maggiore consapevolezza del ruolo e del percorso che sto facendo. Vorrei solo che ci lasciassimo alle spalle due o tre formazioni con le quali penso ci si possa giocare la salvezza”

Un gioco diverso quello che offre a Cantù. O forse è sempre stato un po’ il mattatore delle squadre in cui ha militato?
“Forse risulto un po’ appariscente, nel senso che mi si vede in campo soprattutto nei momenti di maggiore tensione della gara. Ho imparato ad essere incisivo, da piccolo la pallavolo e il campo lo subivo di più. È stata Macerata a sbloccarmi, il ruolo ho imparato a vederlo in una maniera completamente diversa”

Gioca nel salernitano fino ai tredici. Poi arriva la Lube. Troppo presto?
“No, è stata una grande palestra di vita. Penso sempre che qualcosa avrei potuto giocarmela meglio, però il tempo per percorrere determinati binari c’è. Ringrazio mio papà Alfonso e mia madre Lia che mi hanno permesso di poter scegliere la mia strada e mi supportano e stanno dietro sin da quando ero piccolo e sognavo questa vita”

Già a Cantù è una formazione con cui crescere davvero. Sembrate una squadra insensibile ai momenti negativi.
“Intende dire che sappiamo superarli? Sì, è un gruppo molto unito con il quale si lavora bene tutta la settimana. Ci sono elementi come Quagliozzi e Bonacchi con cui si è creato un rapporto fraterno, ma tutto il resto della squadra è davvero formato da ragazzi meritevoli”

Si capisce anche che il progetto non sia fatto da parole come risultati e pressione.
“No, basta già quella che mi metto da solo (ride n.d.r.)”

Dove vuole arrivare Penna?
“Le rispondo concretamente e dico che la Superlega è un obiettivo”.

Mi faccia anche un nome, osiamo.
“Milano. Mi piacerebbe molto giocare in Superlega e magari arrivare un giorno a vestire la maglia della Powervolley”.

Intervista di Roberto Zucca
(© Riproduzione riservata)

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