Micah Christenson: “A Verona gioco con delle ‘bestie’! Società? Vi spiego perché è speciale”

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Ahhh, come palleggia bene Micah Christenson. Chi ama la pallavolo, a prescindere dal tifo, ammira questo giocatore incondizionatamente, apprezzandone anche la correttezza e quel sorriso che ti conquista. Quell’essere a modo sempre e sempre disponibile con tutti, senza mai mettere distanza tra sé e gli altri come un campione del suo rango potrebbe anche fare.

Tra pochi giorni, ormai ci siamo, lo vedremo scendere in campo a Bologna con la sua Verona nel tentativo di fare la storia, di regalare a questa società, nata solo nel 2021, il suo primo titolo, la sua prima coppa. In questo caso, quella Del Monte Coppa Italia che lo scorso anno era stata clamorosamente sfiorata contro ogni pronostico.

Lo abbiamo intervistato qualche giorno fa, a margine dell’evento di presentazione di Mai Molar, il docu-reality in onda gratuitamente su DAZN. Per chi ancora non la avesse visto, QUI i nostri 5 motivi più 1 per farlo. Ne vale davvero la pena, ve lo assicuriamo. Ma ora torniamo a Christenson…

(foto ©Rane Verona)

Verona è davvero una società speciale come dicono?
“Sì, è un posto davvero speciale: come società, come squadra e come città. La società sta facendo qualcosa di molto importante, lo dimostra anche il fatto che sia il primo club di pallavolo protagonista di un docu-reality. Come squadra quest’anno siamo messi direi bene (sorride, ndr), siamo molto amici e ci guidano bene sia coach Soli che la società per andare avanti”.

In questa docu-serie non sei presente nella prima stagione, ma state registrando la seconda… Come potrebbe finire?
“Sogniamo in grande. Un sogno sarebbe finire questa seconda stagione con un po’ di drama e successo. Ho seguito tanto questa squadra anche l’anno scorso quindi so bene come è andata e cerco di aggiungere ora la mia parte. Cerco di essere un’arma in più per questa squadra”.

A Verona giochi con grandissimi attaccanti che sparano la palla a terra a velocità folli. Ti capita mai di chiederti ‘ma come fanno’? Al di là, ovviamente, della bravura dell’alzatore…
“Certo (ride, ndr), questi attaccanti sono fortissimi. Il mio lavoro è molto più facile proprio perché abbiamo questi attaccanti. Ovviamente quei tre, parlo di Keita, Mozic e Darlan, sono delle bestie, ma sono bravissimi anche Sani e Glatz, i nostri centrali che mettono sempre la palla per terra. Abbiamo una bella squadra di attaccanti e sono molto fortunato ad avere l’onore e il piacere di alzare la palla a loro”.

foto Lega Volley

A proposito di alzate, in questa stagione di Superlega, grazie anche al tuo arrivo, ci sono dei palleggiatori veramente fenomenali. Com’è confrontarti con tanti campioni del tuo ruolo?
“È sicuramente bello. Per fortuna o purtroppo non giochiamo contro gli altri palleggiatori, ma giochiamo contro il muro. Quindi è un po’ particolare avere un ruolo in cui cerchiamo di giocare ad alto livello, ma mai uno contro uno, un palleggiatore contro un altro. Noi giochiamo contro il muro avversario. È comunque sempre un onore confrontarmi con altri palleggiatori di quel calibro. Li guardo quando studiamo e prepariamo le partite: vedo il loro livello e cerco di alzare il mio”.

La Superlega in questi anni l’hai seguita da lontano. Oggi che ci sei tornato, è ancora il campionato migliore del mondo?
“Secondo me è difficile dire precisamente qual è il campionato più forte del mondo. Sicuramente è uno dei migliori al mondo. Possiamo parlare della Polonia e di altri campionati, ma ci confrontiamo sempre e solo nella Champions League. Quindi vedi solo le tre squadre più forti, che si sono qualificate per la Champions. Poi ci sono anche le squadre più in basso nella classifica e sono forti anche loro, purtroppo però non hanno l’opportunità di far vedere il loro gioco in Champions o in Europa. Sono comunque molto forti: abbiamo avuto dimostrazione quest’anno che tutte le squadre sono battibili e anche noi dobbiamo stare molto attenti ed essere pronti per ogni battaglia, perché come ho detto prima, il campionato italiano è fortissimo dall’alto al basso”.

Intervista di Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)

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