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Alberto Polo si racconta: “Quattro anni sono lunghi. Un giorno racconterò la mia storia”

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Sono stato antipatico, e me ne scuso in primis con lui. Ho fatto il mio lavoro, che in queste circostanze si può anche detestare, perché ci pone di fronte alla ricerca della verità, all’invocazione della sofferenza che è certamente più invasiva del silenzio in cui la sua vita pallavolistica è rimasta racchiusa per diversi anni. Quattro, per l’esattezza. 

C’è una scena di Duse, il film di Pietro Marcello interpretato da Valeria Bruni Tedeschi, in cui Eleonora Duse dice una cosa stupenda, ossia che Gabriele D’Annunzio ha sbagliato ad utilizzare le armi per la sua rivoluzione, perché al posto dei cannoni doveva avere fiducia nella poesia. L’arte, d’altronde si fa con il sangue e il sudore. E la pallavolo? Me lo sono chiesto molte ore dopo aver telefonato ad Alberto Polo e dopo essere stato sul punto di interrompere varie volte quella conversazione che volutamente non ho fatto al ritorno di Alberto sulle scene lo scorso febbraio, ma che mi tormentava da tempo. L’ho raccontato per anni, prima che la scure di una squalifica me lo portasse via per quattro anni, e sì, ho sentito lo strappo, certo meno di quanto lo ha sentito lui, di una storia che con piacere aggiornavo anno dopo anno e stagione dopo stagione. Non sono andato avanti, è quella la ragione delle scuse, ma sono rimasto lì, a quel tema, parlandone ai margini delle interviste con i suoi amici Marco Vitelli, Riccardo Copelli e Paolo Porro e facendoli arrivare privatamente i miei saluti, il mio se vogliamo inutile ti aspetto sussurrato a mezza voce e saltuariamente qualche messaggio, perché chi vive certe privazioni, non è sempre felice.

E così eccoci quattro anni dopo, seduti idealmente in un Piazzale delle Erbe che a me ricorda l’infanzia e che per lui è attualmente casa, perché Padova è il luogo in cui Polo ha ripreso tutto e da quest’anno lo ha fatto da inizio stagione, con risultati individuali non certo sorprendenti, visto che mai e poi mai mi scordo del giocatore che è stato:

“La scorsa stagione mi è servita per anticipare a livello emotivo tutte le sensazioni di tornare in campo dopo uno stop lungo quattro anni e di poterci lavorare con calma perché devi ricominciare e avendo trascorso gli anni precedenti ad allenarti da solo, devi piano piano rimettere insieme i pezzi. Devi imparare ad affrontare il campo, gli allenamenti, le partite, la squadra. È stato un riappacificarsi in maniera lenta con tutto il contesto”.

Ora però, è in campo con Padova dallo scorso agosto. La sua prima stagione che parte con la preparazione. I numeri dicono cose positive?
“Sì, non ero ancora al top della condizione in agosto, mentre la forma fisica riacquistata ad oggi mi fa dire che sono in una situazione personale abbastanza buona. Per quello che riguarda i numeri, le dico che vanno sempre contestualizzati, certo a muro posso dire di essere soddisfatto, ma c’è ancora molto lavoro da fare. Parlo di lavoro personale e del lavoro che devo continuare a fare con questa squadra con la quale mi trovo davvero molto bene”.

L’ho aspettata quattro anni Alberto. Ha mai pensato di non tornare? Voglio essere onesto e dirle che non so in quanti avrebbero resistito tutto questo tempo. 
“Per me non era scontato tornare a giocare. Non so se le persone che vengono a vedermi ora si rendano conto di cosa abbia significato per me. Di parlare della mia vicenda non mi dispiace affatto e penso che un giorno deciderò in autonomia di scrivere la mia storia, mettendo in fila i pezzi di questa vicenda e raccontandola a modo mio. Ora però, non è ancora arrivato il momento. Dico una cosa, che senza il supporto di Leonardo Caponi e Luca Novi, i miei procuratori, non so se sarei tornato con la fiducia con cui l’ho fatto. Mi hanno rassicurato sul fatto che avrei dovuto pensare solo a tornare in forma  hanno lavorato molto perché io riprendessi da dove avevo lasciato. Da parte mia la gratitudine nei loro confronti è davvero tanta”.

Le vacanze di Natale. Per lei negli anni scorsi significava essere a casa senza lavoro. Oggi sarà, lo dico per strapparle un sorriso, uno dei pochi ad essere felice di aver trascorso il 25 in palestra o in viaggio.
“Non mi è pesato infatti, perché non vedevo l’ora di ricominciare. Ho trascorso la vigilia con i parenti e poi mi sono preparato per la trasferta di Milano dove anche se non abbiamo fatto risultato è stato significativo esserci”.

La sua famiglia. In questi anni hanno saputo stare al suo fianco senza fare rumore. Anche lei è un po’ come loro.
“Vivono la pallavolo con poco clamore e vengono sempre a vedermi quando possono. Non sono di quelle famiglie iper presenti, salvo non perdersi mai una mia gara in televisione. Io sono molto indipendente, ho desiderato fare le giovanili a Trento fin quando ero un ragazzino che viveva a Bassano e forse questo ha fatto sì che vivessi tutto ciò che ho vissuto con il giusto distacco e senza piangermi addosso. La mia famiglia sa come sono fatto e ha semplicemente aspettato come ho fatto io”.

Gli amici. Io ho nominato Vitelli, Copelli, Porro che tra l’altro quest’anno trova dall’altra parte del campo quando gioca contro Verona, Cuneo e Piacenza.
“Ho trascorso le ultime estati con loro giocando a beach e cercando di distrarmi un pochino. Sono i miei fratelli e mi sono stati accanto sempre. Quando sei in spiaggia te la ridi, ti immagini come sarà in campionato, ma quando giochi contro di loro, tutti e tre siamo molto competitivi e la sfida si sente tanto perché siamo tre atleti molto seri e professionali”.

La Sonepar Padova di oggi?
“Squadra giovane e molto interessante. Mi aspettavo due o tre punticini in più lasciati per strada, cosa che mi fa venire solo voglia di spingere ancora di più nel girone di ritorno. Continueremo a lavorare affinché gli obiettivi che ci siamo prefissati ad inizio stagione si concretizzino”.

Alberto Polo ha tagliato il traguardo dei trent’anni. Lei è un uomo che fa bilanci?
“Pochi. Ho pensato di completare la laurea in scienze motorie per un eventuale piano B della vita e poco altro. Ho aspettato più che altro che passassero questi quattro anni che ho perso pallavolisticamente e ora voglio mangiarmi il resto della torta che mi è rimasta”.

Quest’estate c’è stata una parentesi azzurra. Vuole dire qualcosa in merito?
“Non sono ossessionato dal tema, anche se prima della squalifica ci pensavo spessissimo. Ho ricevuto la chiamata per i collegiali la scorsa estate e ben felice sono ripartito anche lì da dove avevo lasciato. Non mi aspetto nulla se non in generale di completare il mio percorso di recupero e poi tutto ciò che arriverà sarà ben accetto anche da quel lato lì”.

Intervista di Roberto Zucca
(© Riproduzione riservata)

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