Giornata convulsa in casa Lube quella di oggi, venerdì 9 gennaio. Alle ore 11.43, con una breve ma esplosiva nota stampa ufficiale, la società ha reso noto che il suo tesserato Poriya Hossein Khanzadeh, sotto contratto fino a giugno 2026, ha deciso “unilateralmente e immotivatamente” di mollare tutto e tutti, fare i bagagli e tornarsene in Iran.
Il telefono di Beppe Cormio, direttore generale di Civitanova, ha iniziato a squillare all’impazzata. A chiamarlo praticamente tutta la stampa di settore, noi compresi. L’ufficio stampa decide così di organizzare una videoconferenza fissata per le 17.30. A quell’ora, puntualissimo, Cormio si collega con i giornalisti e spiega, in una lunga chiacchierata durata quasi mezz’ora, cosa è realmente accaduto.
Nonostante un rinnovo al rialzo firmato la scorsa estate, con aumento dell’ingaggio del 25/30%, a un certo punto Poriya ha iniziato a soffrire di mal di pancia, come si usa dire oggi nello sport. Ovvero ha iniziato a lamentare il fatto di non trovare spazio, per quanto, come raccontato da Cormio, lui stesso a domanda diretta abbia ammesso con convinzione in più occasioni che tutti i compagni di squadra che gli stavano davanti, da Nikolov a Loeppky e Bottolo, fossero tutti dei fenomeni.
Negli ultimi giorni l’escalation. Poriya comunica senza troppi giri di parole di volersene andare. La società prova a farlo ragionare, prova a capire se ci fossero altri malesseri, magari dal punto di vista ambientale o relazionale, nonostante “al ragazzo non è stato mai fatto mancare nulla, anzi – racconta ancora Cormio -. Nonostante gli avessimo affiancato una connazionale iraniana che gli insegnasse l’italiano, non ha mai parlato una parola nella nostra lingua e tuttora parla un inglese stentato. Non ha neanche la patente, sono sempre stati i compagni a dargli passaggi ovunque”.
Dunque, perché questa fuga improvvisa? Qui Cormio chiama in qualche modo in causa Roberto Piazza, senza mai farne il nome ma affermando precisamente quanto segue:
“Il ragazzo ha più volte detto, io voglio non crederci (lo ripete due volte, ndr), di essersi confidato con l’allenatore della sua nazionale che gli avrebbe detto che qui stava perdendo tempo. Ora, siccome l’allenatore della sua nazionale è anche l’allenatore di un club nostro concorrente, riguardo a questo torno sull’argomento del doppio incarico, per il quale mi sono battuto negli anni: non sarà vero, speriamo, ma se fosse vero voi dovete capire che tipo di ingerenza può avere l’allenatore di un altro club su un giocatore di un club concorrente. Questo non può esistere! Per questo il doppio incarico non può esistere”.
E aggiunge: “Gli allenatori devono essere o con le nazionali o con i club, lasciare spazio ad altri colleghi e mai interferire negli affari di un club concorrente. Mai! Questa è correttezza, è etica, è sport. Sono certo che non sia avvenuto – ribadisce ancora Cormio – ma le parole del mio giocatore sono state queste. Voglio non crederci, però bisogna fare una riflessione perché se fosse, sicuramente si ripropone il perché continuerò a battermi perché non ci sia il doppio incarico. E poi spero anche che la Lega, che ha fatto il regolamento, lo faccia rispettare. Ovvero che tutti quelli che hanno il doppio incarico, e ce ne sono alcuni, importanti, finalmente paghino quella tassa che è stata stabilita. Perché ad oggi non mi sembra che sia stata pagata. E questa è una cosa grave”.
Dopo questa bomba, Cormio punta il dito anche contro la Federazione Internazionale in merito al tema dei transfer.
“Che Poriya, senza dire niente a nessuno, giochi ora in Iran questo è possibile. Non è possibile invece che lo faccia, come leggo in giro in queste ore, in Russia senza una regolare e corretta rescissione contrattuale dietro indennizzo come sempre avviene. Me lo auguro perché tutto è possibile a questo mondo. Spero che finalmente il movimento internazionale della pallavolo riesca a far sì che i transfer internazionali siano legati alla durata dei contratti. Noi prendiamo un giocatore, lo mettiamo sotto contratto per tre anni, ma se la sua federazione decide di non dare il transfer l’anno dopo, il giocatore non viene. Se decide di darlo a un altro, il giocatore va da un’altra parte. Quindi i nostri contratti valgono veramente zero. E infatti si è verificato in più occasioni che giocatori se ne siano andati pur essendo sotto contratto. Questo regala loro un grande potere contrattuale. Questo rende i club poco protetti, e questa vicenda lo fa capire molto bene a tutto il mondo”.
“Noi rimaniamo con un danno enorme non solo economico ma soprattutto tecnico e anche morale, perché abbandonare uno spogliatoio come ha fatto Poriya, senza neppure salutare i compagni, facendosi venire a prendere ieri sera nel piazzale del nostro palasport dal suo connazionale e amico che gioca a Grottazzolina, la dice tutta sul modo di fare. E smentisco anche che se ne sia andato per la guerra, per stare vicino alla famiglia o cose del genere che qualcuno sta ipotizzando sui social”.
“Non è una cosa che ci abbatte perché siamo uno in meno, ci abbatte perché se ne va uno del gruppo, uno di noi, che se ne va senza salutare gli altri. Io ci rimango male, sarà che sono più vecchio, dopo tanti anni, e sono più incline al dramma. Immagino che i compagni stessi ora si stiano chiedendo se avranno fatto tutto il possibile per convincere questo ragazzo a rimanere. Poi se scopriremo, come qualche procuratore ha detto anche a me, che è andato via perché gioca di più e gli danno molti più soldi da un’altra parte, forse, per certi versi, moralmente, sarà meglio. Al momento l’unica cosa certa è che il suo biglietto era per Teheran, poi vedremo cosa succederà”.
Di fatto, comunque, ora la Lube rimane con un giocatore in meno e, per il regolamento vigente, avrebbe solo una possibilità da qui all’inizio dei playoff di ingaggiare un altro giocatore, pescandolo poi solo all’estero. Una norma, anche questa, sulla quale in Italia sarebbe forse opportuno fare una riflessione, visti anche i tanti infortuni.
“Quelle vigenti sono normative che la Federazione ha elaborato negli anni e la Lega, quindi noi compresi, abbiamo accennato. Forse sarebbe opportuno inserire quello che c’è in Francia o in Polonia, cioè la possibilità di sostituire un giocatore se si infortuna o se sta male anche momentaneamente. Sto pensando in questo momento con tanto affetto alla situazione di Piacenza. Ne approfitto per mandare un grande abbraccio a Galassi, spero che torni prestissimo. Ma oltre a Galassi Piacenza perde Simon per un infortunio e si ritrova in difficoltà con i centrali. Quando c’è un infortunio o due nello stesso ruolo, chiaramente i club sono in difficoltà. Se quello che è successo a due centrali fosse successo ai due palleggiatori, voglio vedere Piacenza come potrebbe andare in campo. Quindi sì, io in futuro introdurrei la possibilità di una sostituzione in caso di infortunio o malattia” conclude Cormio.
Adesso, dunque, in merito al caso, alla fuga, di Poriya, è tutto chiaro. Ma questa vicenda, che non vede protagonista una squadra di ultima categoria ma un top club a livello mondiale come la Lube Civitanova, è destinata, si spera, a smuovere qualcosa perché le difficoltà dei club sono tante e sono note, soprattutto in Italia (anche se non se ne parla mai abbastanza). Se a queste ci si aggiungono anche i contratti come carta straccia (e le ingerenza da doppio incarico?), quello della pallavolo è un giocattolo destinato a rompersi. Nessuno vorrà mai ammetterlo, ma se non si interverrà dal punto di vista normativo a livello internazionale, questo è uno scenario molto concreto.
Di Giuliano Bindoni
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