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Finoli: “La ricetta di questa squadra è il grande lavoro”

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Di Roberta Resnati

Quando lo vedi “distribuire” i palloni ai suoi compagni capisci subito che non è il “solito alzatore” ma che ha quella grinta, quella caparbietà e quella visione del gioco che contraddistinguono i grandi registi. Si percepisce immediatamente che è in grado di adattarsi alle esigenze della squadra e non è la squadra a doversi adattare al suo modo di giocare.

Stiamo parlando di Juan Ignacio Finoli, palleggiatore, classe ’91 in forza all’Agnelli Tipiesse Bergamo, capolista solitaria nel campionato di Serie A2 Maschile con all’attivo ben 32 punti frutto di sole vittorie piene ad eccezione di una ottenuta al tie break.

Undici vittorie consecutive. Qual è la ricetta vincente di questa squadra? Dove può arrivare?
Fin dall’ inizio della stagione ci siamo detti che sapevamo da dove si partiva ma non sapevamo di certo dove si poteva arrivare. Visto che il gruppo era stato rifatto praticamente tutto, abbiamo messo subito tutta l’attenzione per ricostruire le basi dell’essere una squadra con tanto impegno in palestra. Ancora adesso nemmeno noi sappiamo dove possiamo arrivare, il campionato è ancora lungo e molto impegnativo. Di sicuro la ricetta di questa squadra è il grande lavoro che, appunto, si sta facendo in palestra dal 2 agosto e la gran voglia che sta avendo ognuno di noi, non solo i giocatori, ma tutte le persone che compongono la società di Bergamo. Come si dice da noi “El trabajo paga” e questo penso sia la chiave di questa squadra“.

E Juan Ignacio Finoli pensa alla Superlega?
Credo che ogni giocatore che fa questo sport vuole arrivare a giocare nel massimo campionato italiano, quindi sarei poco onesto a dirti che non ci penso. Però allo stesso tempo sono anche convinto che con tanto lavoro e sacrificio le cose arrivano”

Ha girato tanto: Argentina, Belgio, Germania e ora è al terzo anno In Italia. Dopo due stagioni a Catania ora ti vediamo a Bergamo, cos’ha in più o di diverso il campionato italiano?
Da Catania ad adesso ti posso dire che il campionato è già cambiato tantissimo, in quel momento si facevano due gironi da 12 squadre e adesso se ne fa solo uno e già questa cosa è un grandissimo cambio perchè il livello è salito tantissimo e ci sono tante squadre ben attrezzate che possono fare bene. Secondo me la differenza tra la pallavolo giocata qui e all’estero sta tutta nel livello tecnico, in Germania o in Belgio potevi trovare un gioco molto più fisico, qui in Italia è la tecnica che è molto più alta, ci sono si anche sicuramente dei giocatori molto fisici ma anche molto, molto tecnici. Poi nel mondo la pallavolo italiana nella storia è sempre stata ben valutata quindi anche questo è una cosa in più”.

Aveva un mito da piccolo? Il suo modello/esempio di alzatore?
Ho avuto sempre mio fratello come riferimento, giocava già a pallavolo e faceva anche lui il palleggiatore quindi, fin da piccolissimo, andavo a tutti gli allenamenti che faceva, andavo ovunque con lui. Quando sono cresciuto ho iniziato a guardare Ricardo Garcia “Ricardinho” perché in quei momenti il Brasile aveva una squadra fortissima ed ho iniziato a seguirlo, mi piaceva un sacco il suo modo di giocare. Poi ho avuto la fortuna di avere come allenatori due grandi palleggiatori argentini: Javier Weber e Waldo Kantor quindi sicuramente anche loro sono stati dei punti di riferimento e due esempi da ascoltare e seguire”.

Foto: Luca Giuliani

È un caso che il suo numero di maglia sia il 10? È un riconoscimento ad un grande campione del suo paese?
No, non è un caso per niente. Penso che qualunque argentino che indossa la Numero 10 ti potrebbe rispondere la stessa cosa. Da che sono piccolo ho cercato di usarlo sempre. Per quello che è stato per noi é sempre stato un onore indossarlo, adesso più che mai”

Da palleggiatore ha una palla sicurezza o una palla preferita da alzare?
“Non so se ho una palla in particolare che mi piace giocare di più perchè dipende molto anche dai tipi di schiacciatori che ci sono nella squadra. In generale però, il primo tempo e la pipe sono due schemi che ho sempre preferito”.

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