Blengini pensa già al 2021: “Osmany ci sarà, ma puntiamo anche sui giovani”

LEADERBOARD_GPCAR_2008
Foto FIVB

Di Redazione

Il primo momento di sconcerto è già passato: assorbita la notizia del rinvio al 2021 delle Olimpiadi di Tokyo, il CT della nazionale maschile Gianlorenzo Blengini ha già le idee chiarissime per il futuro. Del resto, come spiega nell’intervista a Fabio Turco su La Repubblica Torino, “questa è tutta una situazione che ci costringe a cambiare le abitudini, e noi dobbiamo adattarci cercando di cogliere soprattutto gli aspetti positivi, nella vita quotidiana come sul campo di gioco“.

Il che significa anche ragionare sull’Italia che si presenterà tra un anno in Giappone, partendo dai punti fermi. Uno è proprio l’allenatore, che dovrà rinnovare il suo contratto in scadenza a fine anno; un altro è Juantorena. “Osmany mi ha già chiamato: ‘Nessun problema coach, io ci sarò” – rivela Blengini -. Anche perché per tutti adesso c’è un riposo forzato anomalo, che li farà trovare pronti al momento chiave“.

Questo non esclude però l’ingresso di nuovi elementi nel gruppo: “Ci sono parecchi ragazzi che potrebbero entrare nel giro che conta. Penso a Lavia e Russo, ma anche a giovani del nuovo millennio come Michieletto, Stefani o Rinaldi. Nel prossimo campionato potranno trovare più spazio per essere presi in considerazione, e magari inseriti nell’elenco dei 12. Ma attenzione, il discorso vale anche per gli avversari, quindi il quadro generale finirà per rimescolarsi“.

E la quarantena di Blengini? “Rifletto, studio e mi tengo allenato anche in casa, tra i compiti scolastici di mia figlia Greta e i suoi fondamentali con la palla, visto che gioca a volley da un anno e mezzo. E in fondo questo è il senso del messaggio che mando ai giocatori: cerchiamo di continuare ad allenarci, pur in maniera differente da come avviene in palestra. Che poi vale per tutti, meglio allenarsi con costanza tutti i giorni, piuttosto che fare sedute intense ma a intermittenza“.

Il CT azzurro legge quella contro il coronavirus come una partita speciale: “Una sfida per tornare alla normalità il prima possibile. Nelle sfide si deve lottare fino a quando ce n’è bisogno, altrimenti è soltanto un tentativo inutile. Questa invece è una sfida vera e propria, che ci vede in partita finché non cade l’ultimo pallone“. E come vincerla? “Soltanto con la creatività – risponde il CT -. Il mondo di domani sarà una cosa nuova e non troveremo più le soluzioni che funzionavano fino a ieri. Questo non è un semplice pit stop, da qui si ripartirà ridisegnando completamente i nostri schemi mentali“.

LEAD_Alfapaint_istit