Vito Insalata, un pugliese a Bergamo: “Nell’incertezza preferisco restare qui”

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Olimpia Bergamo

Di Redazione

Bergamo gli ha regalato una carriera da dirigente e lui l’ha ripagata con una Coppa Italia di Serie A2 vinta da direttore sportivo.

Vito Insalata, pugliese di Castellana Grotte, vive il dramma di una città che sta combattendo la durissima battaglia contro il Covid-19. Lo vive stando chiuso nella sua casa nella città lombarda, dove fino a poche settimane fa sognava l’approdo in Superlega, viste anche le 13 vittorie di fila della sua squadra tra campionato e Coppa.

Il diesse della società orobica è stato intervistato oggi da Il Corriere dello Sport Puglia.

In tre settimane è uscito da casa solo tre volte e non fa fatica ad ammetterlo: «Ho paura. Sono a casa con la mia compagna da giorni ed esco solo per le incombenze come l’approvvigionamento di beni di prima necessità. La situazione di Bergamo non è immaginabile al Sud Italia, per fortuna dei miei conterranei. Vedo un filo di positività nelle ultime ore. Ho tra i miei contatti alcuni medici che mi parlano di casi in diminuzione. Prego affinché questo si verifichi».

Il ds di Bergamo ha una figlia a Parma che non vede da tempo: «Non vorrei essere vettore di contagio per la mia bambina Secondo il decreto potrei andare a trovarla ma preferisco restare qui. Si parla di molta gente asintomatica ma positiva al Covid. Anche tra i miei ragazzi qualcuno ha accusato leggeri sintomi ma giustamente si da priorità a chi sta peggio. Nell’incertezza preferisco restare a Bergamo».

La famiglia di Vito è ancora a Castellana Grotte, in Puglia, dove i contagi sono vicini al picco: «Sento spesso mia madre e mia sorella. La situazione in Puglia è molto meno grave ma bisogna stare attenti. Dal primo minuto ho detto loro di uscire il meno possibile. All’inizio si sottovalutava la cosa, un po’ come qui. Adesso anche nel meridione i casi si stanno moltiplicando. Da una parte spero che si sia avuto il tempo per attrezzarsi in tempo, dall’altra so che la situazione sanitaria è differente rispetto al nord e che il virus potrebbe creare più danni. Meglio non farlo diffondere».

Nonostante il filotto di vittorie e la rincorsa al primo posto (Bergamo è attualmente seconda con 6 punti da recuperare a Siena) non si trovano le energie per pensare di tornare a giocare: «Qui in Lombardia lo sport è in secondo piano. La cosa che ti colpisce è il sentire e vedere gente che soffre e muore da sola Ogni tanto penso a quello di straordinario che stavamo facendo, fino a una settimana fa speravo di tornare a giocare, ora mi sento di dire che non ci sono più le condizioni per riprendere il campionato. Dopo un mese di stop al di là di quello che un atleta può fare in casa è difficile immaginare un ritorno alle gare, per motivazioni atletiche e mentali. Tanta gente ha perso almeno un parente. Volevamo finire il lavoro cominciato con la vittoria della Coppa ma credo resterà solo un bel ricordo.

È più grande la paura di ammalarsi, di restare in casa senza che nessuno possa venire a curarti. E lo dico contro i nostri interessi, credo che sia anche giusto il blocco di promozioni e retrocessioni. Temo anche l’impatto economico. Spero che tutta finisca il prima possibile per non ripercuotersi troppo anche nelle prossime stagioni. I presidenti sono anche imprenditori e in questo momento le priorità sono altre»

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