Via libera al professionismo nello sport femminile. Aspettando le Federazioni

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Foto Maurizio Lollini

Lo sport femminile diventa professionistico? Non è proprio così, ma certo l’emendamento alla manovra finanziaria approvato ieri dalla Commissione Bilancio del Senato rappresenta una svolta importante, forse decisiva, in questa direzione. La norma prevede, infatti, un esonero contributivo al 100% per la durata di tre anni per le società sportive femminili che stipulano con le loro atlete contratti di lavoro sportivo, come previsto dalla legge 91.

Si tratta quindi di un incentivo, non di un obbligo (come avviene invece nel calcio maschile, dalla Serie A a alla Serie C): “Un primo importantissimo passo per consentire alle atlete italiane di coltivare il proprio talento sportivo in condizione di sempre maggiore parità con i colleghi maschi“, ha detto la senatrice del Movimento 5 Stelle Susy Matrisciano, co-firmataria dell’emendamento con il senatore del Pd Tommaso Nannicini.

Spetta ora alla Federazioni compiere l’accelerazione decisiva, introducendo il professionismo nelle varie discipline. Una scelta finora frenata dall’inevitabile aumento dei costi che comporterebbe per le società: basterà lo sgravio (temporaneo) dei contributi a cambiare le cose? La Fipav, che com’è noto non prevede lo status di professionismo neppure per il settore maschile, si è sempre detta pronta a sostenere una riforma del settore, ma per ora non ci sono state novità.

Ricordiamo che il testo della legge 91/1981, tuttora in vigore, recita così: “Ai fini dell’applicazione della presente legge, sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l’osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica“.

(fonte: Il Fatto Quotidiano)

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