Gioia del Colle, il presidente Giordano sospeso per 5 anni: aveva chiesto ai giocatori di perdere

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Foto: Real Volley Gioia

Di Redazione

Alla fine arriva la sentenza del Tribunale Federale a fare luce sulla brutta storia di Gioia del Colle-Alessano, la partita dei Play Off di Serie A2 maschile che era da tempo al centro di voci e indagini della Procura. Il verdetto è pesantissimo – 5 anni di sospensione per il presidente della squadra barese Nino Giordano – e le accuse altrettanto gravi: aver chiesto ai propri giocatori di perdere la gara (salvo poi ritrattare) e aver scommesso sui risultati della sua stessa squadra.

Secondo il giudice, è stato Giordano stesso ad ammettere di aver “invitato i propri giocatori a perdere l’incontro“. A poche ore dall’inizio della gara il presidente era però tornato sui suoi passi, dopo aver ricevuto le chiamate “dei procuratori di alcuni giocatori e dell’amministratore delegato della Lega Pallavolo Serie A“. Un comportamento confermato dalle testimonianze di diversi giocatori, che poi erano regolarmente scesi in campo vincendo la sfida per 3-0.

Anche in merito al secondo capo di imputazione, il presidente “ha ammesso di effettuare scommesse anche se ‘solo con giocate multiple’, anche per partite di pallavolo ivi comprese quelle disputate da Gioia del Colle“. In questo senso il Tribunale Federale stabilisce un precedente interessante, ritenendo che il divieto di scommesse che l’articolo 10 dello Statuto Fipav impone ai soli “atleti” debba essere in realtà esteso, “per analogia”, a tutti i tesserati.

Dalla lettura della sentenza, che condanna anche la società New Real Volley Gioia al pagamento di una multa di 4000 euro, emergono però altri particolari che lasciano interdetti. Il giudice parla infatti di “torbide storie di scommesse che hanno lambito la squadra del Volley Gioia, per le quali alla fine non si è raggiunta una piena prova sui tutti i fatti emersi e che avrebbero portato a coinvolgere altre realtà“.

In pratica, lascia intendere il dispositivo, Giordano sarebbe solo uno dei protagonisti di un sistema malato: “lo stesso incolpato nelle dichiarazioni rese al procuratore ha confermato che la squadra da lui presieduta non aveva neanche la liquidità sufficiente per pagare i giocatori, e ciò a seguito del ritiro degli sponsor causato dalle voci che le partite si truccavano. Era quindi fatto notorio che si effettuassero scommesse, come era ricorrente la voce che il presidente fosse uno scommettitore“.

Il messaggio lanciato dal giudice è quantomeno inquietante: “I limiti alle attività delle procure federali, anche per la restrittiva applicazione delle normative poste a tutela della privacy di chi gioca, rendono difficile la repressione di un fenomeno endemico e grave nello sport“.

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