Simon e il suo ritorno in Nazionale: “Per Cuba è un grande passo avanti. Faremo il massimo per adattarci alla squadra”

LEADERBOARD_GPCAR_GENERIC
Foto Facebook Lube Volley

Di Redazione

Cuba compie un passo avanti e reintegra tre giocatori che si uniranno in Nazionale per gli impegni estivi. Tra questi anche il centrale della Lube, Simon, che intervistato da “La Gazzetta dello Sport“, si dichiara felice per la decisione presa dalla Federazione.

Vacanza interrotta e un grande impegno in arrivo per Robertlandy Simon, dopo scudetto e Champions con Civitanova. La decisione della Federazione cubana di reintegrarlo (assieme ad altri due) nella Nazionale, è motivo di grande orgoglio per il centrale della Lube che quindi è rimasto a Cuba mentre la moglie è tornata in Italia per inaugurare il ristorante che ha deciso di aprire a Civitanova.

Che cosa significa il sì della Federazione cubana? «È un grande passo avanti. Siamo disposti a fare le cose per il bene della squadra, anche se il calendario non ci permetterà quasi di allenarci tutti insieme prima del preolimpico. Faremo il massimo per adattarci alla squadra anche se il torneo è difficile visto che abbiamo come avversari Russia e Iran».

Quando è previsto il primo allenamento e come si immagina il primo incontro? «La squadra sarà a Cuba nel fine settimana ma poi il 20 partono per i Panamericani in Perù. Torneranno a Cuba il 30 e avremo pochi giorni per allenarci insieme ed essere al massimo l’11 di agosto. Al 50% ce la giochiamo. Se non riusciamo ad integrarci è meglio non andare, ma se ci riusciamo daremo il massimo per conquistare la qualificazione. Se non succede, quando tornano ci saranno altre competizioni e cercheremo altre opportunità».

A Cuba pensa che ci siano i giocatori e le condizioni per tornare al livello precedente? «Penso di sì. I ragazzi hanno molto talento e fame di crescere. Però devono giocare con squadre di livello. Prima giocavamo la World League e le grandi potenze ci chiamavano per le amichevoli. Dobbiamo lavorare, ma lavorare bene, con qualità. Bisogna mandare i giocatori nei campionati più forti, e con loro anche i tecnici, perché capiscano come funziona il professionismo».

E se a Tokyo ci fosse una finale Italia-Cuba? «Non ci ho pensato. La cosa migliore è tornare in Nazionale, vedere la Ciudad Deportiva piena, la gente che ti acclama e ti saluta per le strade, che tu abbia giocato bene o male. Ricordo la gioia dopo l’argento al Mondiale 2010. La qualificazione a Tokyo è difficile, sono solo 12 squadre. Se succede per la prima volta con orgoglio sarò ai Giochi. Se invece nel 2024 i ragazzi saranno in grado di lottare per una medaglia olimpica, che io ci sia o no sarò orgoglioso di averli aiutati a crescere».

Sandlovers_LEADERBOARD