Nikola Grbic: “A Verona volevano la semifinale, ma c’erano quattro squadre molto più forti di noi”

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Di Redazione

Nikola Grbic si è presentato ai tifosi dello Zaksa Kedzierzyn-Kozle con una conferenza stampa e diverse interviste piuttosto interessanti in cui l’ex tecnico della Calzedonia Verona ha parlato un po’ di tutto, anche della sua ex squadra: “Avevo ancora un anno di contratto a Verona ma è successo qualcosa di spiacevole, di cui non ho voglia di parlare adesso, e ho dovuto cambiare i miei piani. Allo stesso tempo è arrivata la proposta dello Zaksa e ho deciso di accettare. Posso lavorare ovunque e per me la modifica dei piani non è mai stato un grosso problema. Ho bambini piccoli che vanno a scuola in Italia ma anche per loro ogni cambio di scuola, amici e ambiente può essere una bella esperienza”.

A Verona si è parlato molto della separazione tra il tecnico e il club: “Abbiamo giocato male contro Padova e Milano, abbiamo perso partite che secondo alcuni avremmo dovuto vincere. Ci hanno accusato di aver perso perché alcuni giocatori, invece di riposare prima della competizione, andavano a divertirsi la sera; la cosa ovviamente non era vera. Oggi non importa più, perché i dirigenti del club hanno trovato la scusa perfetta per rescindere il mio contratto in questo modo. Probabilmente tra poche settimane, forse mesi, scopriremo come è andata davvero”.

Quanto al ruolo dell’allenatore come perfetto capro espiatorio Grbic dice la sua: “Parlando in termini generali è vero che i giocatori sono professionisti che guadagnano abbastanza per seguire le regole dello sport professionistico. Tuttavia, se non seguono queste regole, la persona responsabile è il datore di lavoro. Il mio compito è preparare una squadra per la competizione sportiva. Abbiamo terminato la stagione dopo una dura battaglia con Civitanova, che ha vinto titolo nazionale ed europeo. Nella prima partita abbiamo avuto un match ball, eravamo molto vicini all’avversario in questa competizione, è stata una sfida intensa fino alla fine”.

Altro luogo comune, un ex giocatore non può diventare un grande allenatore: “Questa è una questione individuale e dipende da molti fattori. Quando sei un ottimo giocatore, molte cose ti vengono facilmente. Ecco perché poi, come allenatore, è estremamente difficile per te accettare, o forse capire, i problemi che alcuni giocatori fanno fatica ad affrontare. Tuttavia posso garantire che evolvere da giocatore a tecnico è un procedimento lungo e anche piuttosto noioso”.

Grbic passa per essere un allenatore estremamente esigente: “I giocatori su cui puoi davvero contare sono pochi ma è normale che sia così ed è per questo che sono così speciali. Di solito, tuttavia riesco sempre a individuare giocatori con cui costruire un percorso comune sulla base di un interesse reciproco, come ad esempio il desiderio di vincere”.

Il tecnico parte da una squadra già forte e competitiva: “Arrivo in un club che negli ultimi anni ha vinto tutto in Polonia. Ecco perché sarei un pazzo se volessi realizzare una rivoluzione. Non sono il tipo di persona che vuole imporsi a tutti i costi, vedrò come funziona la squadra e probabilmente cercherò di mantenere quello che fino a oggi ha funzionato. Quando ho sostituito Andrea Giani a Verona, non ho iniziato con cambiamenti radicali. Sapevo che Andrea era un buon allenatore, che ha fatto un sacco di lavoro per fare esprimere la squadra al meglio dunque partivo da basi solide, proprio come qui”.

Quanto al passato, è passato: “È andata così, pazienza. Cercherò di non commettere gli stessi errori. A Verona, mi è stato chiesto di arrivare alle semifinali. Anche io lo volevo; ma i dirigenti del club non hanno tenuto conto del fatto che in Italia almeno quattro team avevano budget di almeno un milione e mezzo più alto del nostro, e quindi anche team più forti. Per giocare in semifinale, dovevamo battere uno di questi giganti. È bello avere sogni, ma devi davvero camminare per terra”.

(Fonte: Plusliga.pl)

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