Uros Kovacevic: “Vogliamo essere protagonisti. Trento ce l’ha nel DNA”

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Ufficio Stampa Trentino Volley

Di Redazione

Schiacciatore mancino della Nazionale serba e dell’Itas Trento, Uros Kovacevic, al secondo anno con la maglia gialloblù, è un vero trascinatore e il giocatore che spesso toglie le castagne dal fuoco. Il mancino si racconta al “Corriere dello Sport”.

Il giorno della sua presentazione a Trento, nell’estate 2017, a precisa domanda sul suo doversi assumere responsabilità in campo, Uros Kovacevic senza cercare troppi giri di parole rispose che leader o lo si è o non lo si è. Basterebbero queste poche battute per inquadrare il mancino serbo.

Nonostante sia solo la sua seconda stagione in gialloblù lei è già uno dei punti cardine della squadra. Quanto è importante sentire questa fiducia? «Moltissimo. Sento veramente tanta fiducia intorno a me, non solo da parte dei compagni e dell’allenatore, ma anche da tutto lo staff e dalla dirigenza. Devo dire che è motivo di grande orgoglio per me far parte di una squadra forte e ambiziosa come Trento, con una storia importante di grande successi In campo stiamo tutti dimostrando il nostro attaccamento a questa maglia, diamo sempre il massimo e giochiamo uniti per un unico obiettivo».

Il coach Lorenzetti dice sempre che i confronti sono qualcosa di “violento”, ma l’impressione è che  rispetto all’anno scorso, oltre ad essere più competitivi siate anche mentalmente più solidi. «Abbiamo iniziato la stagione molto bene, siamo in fiducia e riusciamo a stare in partita dall’inizio alla fine, senza calare di rendimento. E per una squadra come la nostra che ha ambizioni di alta classifica è molto importante».

Dei nuovi arrivi chi l’ha impressionata di più? «Domanda molto difficile (ride, ndr)…Sono tutti ottimi giocatori, sarebbe ingeneroso nei confronti degli altri nominarne solo uno. Posso spendere una parola in più per Lisinac perché giochiamo insieme in nazionale e lo conosco benissimo, è un giocatore fenomenale con un potenziale incredibile. Ma tutti i nuovi, da Grebennikov a Russell hanno dato qualcosa in più alla squadra e alla nostra organizzazione di gioco».

Lei è un mancino con una manualità molto particolare, e sa attaccare il muro schierato aspettandolo…Chi le ha insegnato a giocare in questo modo? «Nessuno in particolare…Ho sempre guardato tantissimo gli altri giocatori, sin da quando ero bambino, e ho sempre cercato di imparare qualcosa da tutti, per poi interpretarlo a modo mio sul campo. Poi ovviamente quando sei in partita non ci pensi tanto, anzi molto spesso si gioca d’istinto, perché la pallavolo moderna è molto veloce e bisogna pensare in una frazione di secondo alla soluzione giusta per fare punto».

Lei ha esordito nella serie A serba a 14 anni e in nazionale a 16. «Devo moltissimo a Dusan Boskovic, i mio allenatore delle giovanili che purtroppo è venuto a mancare quest’anno. Non solo mi ha insegnato a giocare a pallavolo, ma mi ha dato tantissimo anche dal punto di vista umano».

Trento è la sua terza squadra italiana. «A Modena sono stato benissimo, è stata la mia prima città in Italia, quella in cui sono cresciuto come uomo e come giocatore. A Verona sono stati due anni molto belli, in cui ho avuto l’onore di lavorare con Andrea Giani. E adesso sono qui a Trento, in una delle società più forti e organizzate al mondo. Con Lorenzetti lavoro da cinque anni, ci conosciamo molto bene e abbiamo un rapporto speciale. A lui devo tantissimo, non solo dal punto di vista professionale».

Dove può arrivare questa Trento? «Trento parte sempre con l’obiettivo di essere protagonista. Perché è nel Dna di questa società. Il campionato italiano è uno dei più belli al mondo, ogni anno cresce di livello. Sarà monto difficile. Ma noi ci siamo».

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