Mazzanti: “Una palla può trasformare una medaglia in oro. Serena? Il suo percorso si chiude qui”

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Di Redazione

Archiviato l’ottimo secondo posto al Mondiale 2018 in Giappone, ora si guarda con speranza al futuro: le Olimpiadi di Tokyo 2020. Un appuntamento importante per le ragazze della Nazionale Femminile che hanno fatto sognare milioni di spettatori davanti alla tv nella rassegna iridata. Il prezzo da pagare però è la ribalta mediatica che deve essere gestita in maniera serena ed intelligente, proprio come dichiarato dal ct azzurro, Davide Mazzanti, nell’intervista rilasciata a “Il Tempo”.

Sono partite per il Giappone quasi nell’anonimato perché le attenzioni di tutti erano rivolte al Mondiale maschile. Le ragazze dell’Italvolley hanno stravolto tutti i pronostici, partita dopo partita hanno dimostrato di voler essere protagoniste e salire sul podio. Alla fine ce l’hanno fatta, sfiorando anche il gradino più alto. Sono tornate in Italia con la medaglia d’argento al collo, ripensando ancora a quel tiebreak perso con la Serbia in una finale che ha incollato allo schermo milioni di italiani facendo risorgere una passione nel tempo scemata.

Al timone di una nazionale giovanissima (età media 23 anni e un mese) c’era Davide Mazzanti, un allenatore anche lui giovane ma abbastanza esperto da portare l’Italia sul tetto del mondo. Attenzione però a non montarsi la testa, adesso che tutti ne parlano, avverte il tecnico azzurro: «Quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto dopo un lungo periodo di preparazione. Adesso dobbiamo gestire con attenzione la ribalta mediatica che potrebbe essere pericolosa. Se spostiamo l’attenzione troppo avanti, rischiamo di dimenticarci il percorso che c’è stato prima, cioè quello che ha fatto la differenza. Perciò dobbiamo pensare al presente e a quello che ci aspetta giorno dopo giorno».

Crede di riuscire a trasmettere questo pensiero a un gruppo così giovane? «Ci si monta la testa se si sposta subito l’attenzione. Adesso la nostra grande responsabilità è quella di restare con i piedi saldi a terra e non fare troppi pensieri. Ho già sentito parlare di medaglia d’oro alle Olimpiadi, come se fosse la conseguenza naturale di un argento, non funziona così. Tutto passerà per il lavoro che faremo da oggi fino ai Giochi di Tokyo».

Sinceramente. Questa Italia era da medaglia d’oro? «La differenza tra vincere e perdere a volte è fatta di dettagli. Abbiamo vinto di un soffio con Giappone e Cina e perso di un soffio con la Serbia. A questi livelli succede così. Basta una palla per trasformare una medaglia in oro. E’ per questo che non mi monto la testa, perché so benissimo che per un dettaglio il nostro percorso mondiale poteva fermarsi prima, invece siamo arrivati in finale».

Il gruppo è molto giovane. Lei le ha dato molto, ma loro cosa hanno lasciato a Mazzanti? «Il lavoro che abbiamo fatto è stato importante. Le ho viste fare un salto di qualità elevatissimo proprio nel corso del Mondiale. Le ragazze hanno stupito anche me. Le ho viste migliorare delle situazioni di gioco che prima non avevo visto. Questa libertà che ho lasciato nel ricercare la tecnica la voglio continuare a sviluppare per il futuro».

Voi allenatori amate dare merito sempre a tutto il gruppo. Ma c’è sempre qualche atleta inevitabilmente più determinante. Paola Egonu e Miriam Sylla, quanto hanno dato a questa nazionale? «Paola è stata determinante per il numero di palloni messi a terra. Un portento. E’ cresciuta moltissimo dentro al Mondiale. La sua caratteristica è quella di esaltarsi di fronte alle difficoltà. Questo le consente di essere una delle più forti attaccanti al mondo. Anche Miriam è cresciuta in modo esponenziale durante il torneo, anche nei fondamentali in cui lei si riteneva meno efficace, togliendosi di dosso parecchie etichette. Ma la cosa più bella è stata quando hanno avuto i riconoscimenti individuali che a loro hanno quasi dato fastidio perché volevano un riconoscimento di squadra».

Segnale di un gruppo molto unito? «È stato un percorso lento e graduale che ha portato le ragazze ad unirsi via via».

Immagina sia lo stesso gruppo che andrà a Tokyo? «Stiamo studiando con la Federazione un percorso per avere una base di scelta più ampia e per dare maggiori opportunità alle ragazze. Questo sarà il primo step. Per quanto riguarda la qualificazione, il nucleo è stato creato e su questo vedremo se ci saranno delle variazioni, anche perché rientreranno delle atlete infortunate».

Qual è ad oggi il ruolo di Serena Ortolani (azzurra e moglie del tecnico ndr)? E’ un valore aggiunto per questo gruppo? «Serena nella squadra ha recitato un ruolo come tutte le altre. E’ stata importante soprattutto durante le partite. Lei mi conosce bene e sentiva di cosa aveva bisogno la squadra, quindi regolava i giri del mio stato d’animo. Mi diceva se le compagne avevano bisogno di più energia da parte mia, ad esempio. Ha una grande sensibilità ed è stata preziosa, per me e le ragazze».

Quindi la porterà anche a Tokyo… «Intanto bisogna capire se ci sarò io a Tokyo…la cosa più importante è la qualificazione. Ma credo che in ogni caso il percorso di Serena si fermerà qui. Ha fatto un grandissimo lavoro ma adesso deve fare la mamma».

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