Miriam Sylla sul Mondiale: “Mi tornano in mente gli ultimi scambi e mi tormento”

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Di Redazione

L’attenzione mediatica, dopo l’argento ai Mondiali in Giappone, è cresciuta a dismisura, tanto che anche il settimanale “Chi” è andato ad intervistare una delle protagoniste di questa nella cavalcata: Miriam Sylla.

Miriam Sylla è argento ai mondiali di pallavolo dove è stata anche la miglior schiacciatrice. Ora è rientrata dal Giappone e le luci della ribalta si sono accese, sfolgoranti, su di lei, bellissima, sguardo pulito, gran sorriso. La sua dichiarazione riguardo Salvini a Un giorno da pecora, ha fatto il giro d’Italia e del web. Ha detto: “Se è contento dei nostri successi? Immagino, farà salti di gioia“. E tutti hanno pensato fosse una battuta, invece era seria. Anche la storia della pubblicità dell’acqua dove veniva coperta dalla bottiglia ha fatto scoppiare un casus belli… Ma come diceva Maria Callas: “Il punto più alto della fama non è mai un luogo comodo“.

Intanto ben tornata Miriam. Come sta?

«Sto bene, sono capitate tante cose belle, c’è anche un po’ di rammarico per quei due punti… Ogni tanto mi tornano in mente gli ultimi scambi e mi tormento, comunque sia questo vuoto che sento viene compensato con l’affetto di chi ci ha seguito. Sentirsi dire grazie ti riempie il cuore».

La sua è una buona storia italiana. Che comincia in Costa d’Avorio. E non sotto i migliori auspici. Ma ha l’happy end. Ce la racconta lei?

«Vengo da una famiglia sostanzialmente povera, sono cresciuta con i miei, loro sono arrivati in Italia in un periodo difficile. Per primo mio padre, sì, dalla Costa d’Avorio, perché lì non aveva possibilità: se lasci la tua terra è perché c’è un motivo, il Paese in cui nasci è la tua radice, nessuno ha voglia di andarsene. Ma mio papà voleva regalare un bel futuro prima a sua moglie, poi a me e ai miei fratellini».

Dunque parte, da solo.

«Sì. E arriva a Bergamo, ma papà non è abituato a quel clima, ha freddo. E allora viaggia verso Sud fino a Palermo e trova l’aiuto di una signora, Maria, che ci ha aiutati e che io considero mia nonna».

Ma suo padre è legalmente adottato da questa nonna?

«No, però, per me lei è la mia nonna. Mi ha coccolato, mi ha cresciuto nella sua casa a pane e zabaione».

E ora lei è alta?

«183 centimetri».

Viva lo zabaione!

«Nonna Maria mi ha sempre viziato e poi in Italia il cibo non manca mai… Comunque, a un certo punto, papà ha capito che per migliorare il nostro futuro dovevamo spostarci al Nord. Vivevamo in un bilocale. Me lo ricordo bene perché sognavo la cameretta tutta per me, guardavo i giornali e la tv e dicevo: “Voglio questo e voglio quello”. Poi, dopo poco, crescendo un po’, ho cominciato a capire che per mamma e papà non era facile e ho chiesto sempre meno. Loro me lo raccontano sempre (perché io non lo ricordo) che a Natale dicevo che non volevo regali: “I soldi teneteli perché servono”».

Fino a quando è stata dura?

«Mah, verso i quindici anni mi sono spostata a Lecco per giocare a pallavolo…».

Ma è vero che prima voleva fare la ballerina?

«Si, non ero portatissima. Poi ho smesso perché la scuola di danza si era spostata e siccome non avevamo la macchina nessuno mi poteva portare. Vicino casa, invece, c’era una palestra e così ho cominciato col volley…».

In certi luoghi o momenti è difficile anche sognare?

«Forse, non lo so. So, però, che nella mia vita ho sempre trovato persone disposte ad aiutarmi, sempre. Compagni di squadra, genitori e allenatori si offrivano, sapendo della mia situazione, di venirmi a prendere, di portarmi… ho avuto tanto e tanta disponibilità in questo senso».

Bell’Italia questa, Miriam. Lei è un talento naturale?

«No, per niente, all’inizio ero “scarsotta”, ho passato ore infinite sola davanti al muro a colpire la palla. Il tempo era immenso, ricordo. Ora vedo ripagati anni di sacrifici, di delusioni, dì momenti difficili…».

 

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