Polisportiva Borghesiana, Scatigna: «Questo club ha un valore affettivo importante per me»

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Ufficio Stampa Borghesiana

Di Redazione

Una vita pallavolistica all’interno della Polisportiva Borghesiana.

Giampiero Scatigna ha smesso i panni di atleta (è stato per anni capitano della prima squadra maschile), ma non ce l’ha fatta a lasciare il club capitolino e così da questa stagione ha iniziato la sua prima avventura in assoluto da allenatore.

La società di via Lentini gli ha affidato la guida tecnica dell’Under 18 che giocherà anche un torneo “under” di Terza divisione. «Ho giocato vent’anni nella Polisportiva Borghesiana volley e stavolta ho maturato l’idea di appendere le ginocchiere al chiodo.

A giugno ho preso l’abilitazione per poter fare l’allenatore e quando il club mi ha chiesto di prendere in mano il gruppo Under 18, ne sono stato davvero felice.

A questa società mi lega un fortissimo vincolo affettivo, ma devo dire che mi ha colpito molto anche l’impatto con i dirigenti in questa mia nuova avventura: mi hanno dato carta bianca per il lavoro su questo gruppo dimostrandosi anche “aperti” a nuove idee e suggerimenti».

D’altronde lui conosce benissimo la filosofia della Polisportiva Borghesiana volley.

«Nelle ultime due stagioni, da capitano della Seconda divisione, la società mi aveva chiesto di provare a far crescere alcuni ragazzi del nostro settore maschile. Ora l’obiettivo è il medesimo per ciò che concerne il gruppo Under 18».

Il lavoro da fare è notevole. «Queste ragazze giocano assieme da tre o quattro anni – sottolinea Scatigna – Tra loro c’è un’ottima coesione, anche se a livello di risultati la squadra ha sempre faticato e per questo sto lavorando molto sull’aspetto mentale.

Le ragazze devono capire quali sono i loro limiti, ma anche i margini di crescita importanti: nelle prime amichevoli hanno già messo in mostra alcuni progressi, ma sappiamo bene che c’è tanto da lavorare sia dal punto di vista tecnico che, come detto, della mentalità».

La chiusura è sulla sua nuova “avventura” da allenatore. «Pensavo che il “salto” da giocatore a tecnico fosse più traumatico: sto cercando di trasmettere loro la mia carica che mi ha sempre contraddistinto anche in campo» conclude Scatigna.

(Fonte: comunicato stampa)

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