Eleonora Lo Bianco: “Vorrei tornare ma non ho avuto proposte. Nel futuro ancora pallavolo”

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FOTO FILIPPO RUBIN / LVF

Di A.G

Eleonora Lo Bianco non ha bisogno di riconoscimenti o complimenti per legittimare la sua straordinaria ed ineguagliabile carriera. Per lei parlano i numeri, le vittorie ed i record che l’hanno fatto diventare una leggenda della pallavolo italiana. La palleggiatrice piemontese rappresenta un esempio lampante di come i sacrifici, prima o poi, vengano sempre ripagati e quanto siano fondamentali il lavoro e la passione per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Diventare una campionessa non è facile e certamente non basta solo il talento. Quanto sono stati importanti il lavoro costante e la passione per raggiungere i grandi successi della sua carriera?    “Nella pallavolo il talento fa la differenza, ma non porta a nulla se viene sprecato e non è accompagnato dall’impegno e dalla costanza. Forza di volontà, lavoro e passione sono stati fondamentali per le vittorie della mia carriera”.

Qual è stata la sua vittoria più significativa?
“Il Mondiale del 2002 è stato il mio primo successo importante. Ormai è passato molto tempo, ma questa medaglia rimarrà per sempre tra i ricordi più belli, visto che ha segnato l’inizio del mio percorso di vittorie con la Nazionale e con i club”.

548 non è un semplice numero per lei: sono le sue presenze con la maglia della Nazionale. Mai nessuno ha raggiunto questo traguardo nella storia della pallavolo italiana…
“Come record in sé, non ha un significato particolare per me. Non mi interessa essere quella che ha il primato di presenze in Nazionale. A me piace pensare che, vestendo la maglia azzurra così tante volte, sono riuscita a realizzare un sogno che avevo fin da quando ero piccola”.

Malinov, Cambi e Orro sono le giocatrici che hanno raccolto la sua pesante eredità in Nazionale. Quali consigli si sente di dare a queste ragazze per diventare palleggiatrici vincenti?
“Credo che sia fondamentale mettersi sempre a disposizione della squadra, essere pronte al sacrificio, avere passione e non lasciarsi abbattere dalle difficoltà che si incontrano negli allenamenti o nelle partite. Arrivare a giocare in Nazionale è solo il primo traguardo. Solo con la costanza nel lavoro, si può continuare a raggiungere grandi risultati e vestire la maglia azzurra per tanti anni”.

La Nazionale femminile, attualmente impegnata nei Mondiali in Giappone, ha un progetto molto ambizioso. A quali obiettivi possono ambire le nostre azzurre?
“Noi sportivi siamo un po’ scaramantici. Io so dove possono arrivare, ma ovviamente non lo posso dire. Sicuramente ho tanta fiducia in questo gruppo. Coach Mazzanti sta facendo un lavoro incredibile che è sotto gli occhi di tutti, al di là di come andrà a finire il Mondiale”.

A breve avrà inizio il campionato di Serie A1 femminile, che si preannuncia equilibrato e di altissimo livello. Quali squadre, a suo giudizio, sono le favorite per giocarsi la vittoria dello Scudetto?
“Secondo me, le favorite sulla carta sono Conegliano, Novara e Scandicci. Però, il campionato è lungo e strano. Bisogna tenere in considerazione che le ragazze impegnate nel Mondiale arrivano da sei mesi di lavoro intenso e perciò avranno bisogno di tempo per integrarsi al meglio nel proprio club. Inoltre, in passato, ci sono state tante squadre che sono partite senza il favore dei pronostici ma, durante la stagione, hanno dimostrato di essere dei gruppi vincenti. Credo che Casalmaggiore, Busto, Monza e Bergamo possano avere il ruolo di outsider”.

Ha vissuto un’esperienza difficile a Casalmaggiore. Cosa non ha funzionato nella Pomì della scorsa stagione?
“Ho molti rimpianti per come è andato lo scorso campionato. È stata una sconfitta per tutta la squadra. Mi dispiace non aver raggiunto i playoff, dove magari avremmo potuto dare una svolta alla nostra stagione. All’inizio abbiamo avuto qualche infortunio di troppo e ci sono stati diversi cambiamenti che non ci hanno permesso di creare l’armonia e l’intesa di squadra, alla base di tutti i grandi risultati”.

La sua carriera straordinaria non ha certamente bisogno di presentazioni, ma attualmente è svincolata. Si aspettava di arrivare ad ottobre ancora senza squadra?
“Onestamente non me l’aspettavo. Non è la fine del mondo e perciò me ne sono fatta una ragione. Se a gennaio mi verrà data una possibilità con qualche offerta interessante, sarò contenta di ricominciare a giocare”.

Quest’estate ha ricevuto proposte da qualche società?
“Non ho avuto proposte concrete. Sui giornali si è parlato di Novara, quando ha deciso di cambiare palleggiatrice, ma non c’è mai stato alcun contatto con la società”.

Ha paura del ritiro, di lasciare la pallavolo giocata ed iniziare una nuova vita?
“Non la chiamerei paura, ma sicuramente è una sensazione particolare, visto che per trent’anni ho vissuto di pallavolo. È già strano ora il fatto di non poter giocare. So che arriverà il momento di smettere e se non sarà quest’anno, sarà il prossimo”.

Resterà nel mondo del volley? C’è un ruolo che le piacerebbe ricoprire nel post-carriera?
“Certamente mi piacerebbe restare nel mondo della pallavolo. Non credo che diventerò mai un’allenatrice perché non mi piace allenare e non è mai stato nelle mie corde. Vediamo se può prospettarsi qualche altro ruolo”.

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