Julio Velasco: “So cos’è il calore italiano quando c’è una nazionale trascinante. L’Italia è tra le sette più forti”

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Foto FIVB

Di Redazione

Un po’ come Re Mida, che trasforma in oro tutto quello che tocca. Julio Velasco è così, ovunque allena fa magie! E quest’anno ritornerà in Italia, più precisamente a Modena, per riportare la formazione canarina allo “splendore” di un tempo. Intanto però c’è da pensare ad un Mondiale con l’Argentina, che sta faticando un po’. Ecco la sua intervista rilasciata a “Il Resto del Carlino Modena”.

«Modena? Per rispetto alla Federazione Argentina, che in questi anni mi ha dato tantissimo, ne parlerò solo a Mondiale concluso». Julio Velasco rimane diviso nell’amore tra la patria di nascita e quella d’adozione, e anche dopo la sconfitta con gli azzurri rimane lucido e positivo sulle prestazioni della sua selezione. Ecco allora le sue parole che descrivono una partita combattuta e un cammino che riprende oggi contro la Slovenia riservando ancora qualche speranza ai suoi.

Velasco una grande Argentina quella vista contro l’Italia? «Un bell’approccio al match, anche se nel secondo set abbiamo sbagliato troppe battute. Nel terzo eravamo li, palla su palla, poi quell’errore dell’arbitro sul 23-23…».

Crede che abbia condizionato il risultato? «L’arbitro può sbagliare, lo faccio io, i giocatori più forti, chiunque. Mi ha solo dato fastidio che abbia cambiato la chiamata, da palla fuori (quando era dentro) a un fallo di accompagnata. Però amen, sono molto orgoglioso del recupero nel quarto set».

Il rammarico è non aver fatto punti? «Sì, anche solo un punto sarebbe stato fondamentale. Con questa formula, criticabilissima, chi arriva quarto si qualifica ma ha zero possibilità di continuare, chi arriva terzo un 10%. Pazienza, cerchiamo di recuperare per le ultime due partite della Pool A».

Da allenatore azzurro non ha mai giocato un Mondiale in casa… «Ma due finali di World League sì. So cos’è il calore italiano quando c’è una nazionale trascinante».

Tornare ad allenare a Modena, nel club, cosa cambierà? «Una delle cose che mi piacciono è tornare a parlare di pallavolo giocata con Blengini, che è un mio grande amico, e anche con tanti altri allenatori con cui, da avversari, parlavamo di tutto tranne che di volley».

Lei ha visto l’Italia a Firenze e prima in VNL. Quante possibilità ha di arrivare in fondo? «Difficile dirlo. In questi tornei conta quello che si fa sul momento. Nel 1990 vincemmo il Mondiale contro Cuba dopo aver perso 3-0 senza vedere palla nel girone. Dalla finale in poi i cubani non ci batterono più. C’è da giocare palla su palla, l’Italia è tra le sette più forti».

Cosa è cambiato? «Non ci sono più cicli lunghi: fino a pochi anni fa ci sono stati Urss, Usa, Italia e poi Brasile. Negli ultimi quattro le vittorie sono state distribuite e più incerte».

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