Nuovo acquisto per la Futura Volley Giovani: Samanta Ndoci in biancorosso

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Di Redazione

La Futura Volley Giovani aggiunge il primo tassello in posto 4: la seconda novità ufficiale per la stagione 2018/19 è infatti Samanta Ndoci, schiacciatrice che nell’ultimo biennio ha vestito la maglia del Pavic di Romagnano Sesia.

Samanta, nata ad Arona 24 anni fa, ha recitato nell’ultima stagione il ruolo del primo terminale d’attacco all’interno del suo team di appartenenza.

Praticamente sempre in doppia cifra nello score (e più volte sopra i 20 punti realizzati), è stata la trascinatrice del Pavic e ha saputo essere l’attaccante più pericolosa anche nella doppia sfida di regular season contro la Futura; oltre alla scintillante fase offensiva, la banda piemontese si è dimostrata giocatrice completa destreggiandosi egregiamente anche in ricezione.

E tutta la personalità della neo-Cocca traspare dalla prima intervista in biancorosso…

Puoi raccontarci come è nata la tua passione per il volley?

Ho iniziato a giocare a pallavolo all’età di 9 anni ad Arona, dopo 5 anni di ginnastica artistica, perché il caso ha voluto che casa mia si trovasse proprio davanti al palazzetto dello sport.

E spesso e volentieri, soprattutto durante le sere estive, quando spalancavano i portoni per via del troppo caldo, dal mio piccolo balconcino al quinto piano avevo la possibilità di “spiare” tutte quelle ragazze che si allenavano duramente insieme al loro migliore amico: il pallone. Proprio in quegli anni seguivo in tv “Mila e Shiro” al mio ritorno da scuola, così, tra una pausa e l’altra dei miei compiti pomeridiani, scendevo in cortile con il pallone e andavo a vedere qualche allenamento.

Quanto era bello, un mondo totalmente diverso da quello che ero abituata a vivere: uno sport di squadra… E quanto affetto ! Iniziai così a raccogliere i palloni alle ragazze mentre, completamente affascinata, le guardavo in campo; la magia si spezzava sempre quando i miei genitori mi chiamavano per mangiare.

Fu così che molte delle mie compagne di scuola iniziarono a giocare, spinte dai cartoni animati di allora, e io decisi di seguirle per un semplice motivo: avevo bisogno di stare dentro un gruppo e lottare per qualcosa e qualcuno, sentirmi importante e sentirmi voluta bene.

Cosa ti ha convinto ad accettare l’offerta di Busto Arsizio?

Nella stagione appena trascorsa la Futura ha vinto tutto quello che poteva vincere, campionato e Coppa Italia, ma oltre a questo ha dimostrato di avere un’organizzazione, un gruppo e un “dietro le quinte” fuori dal comune. Penso che tutte le giocatrici che hanno affrontato la Futura in campionato abbiano pensato, anche solo per un attimo: “Quanto vorrei essere dall’altra parte della rete!”.

Mi sono lasciata scappare la loro prima offerta, l’attaccamento alla maglia della Pavic non me lo ha permesso; tuttavia sono stata fortunata perché sono stata richiamata, e non finirò mai di ringraziare coach Lucchini, Michele e Franco Forte che hanno nuovamente creduto in me.

E’ stato il cuore a convincermi, ho tanta voglia di allenarmi ed entrare in un gruppo in cui, ne sono sicura, ogni giocatrice avrà i miei stessi occhi pieni di grinta e passione e la mia stessa determinazione. Ho accettato perché ho capito che questa società ti dà tutto il necessario affinché un’atleta possa fare il proprio meglio, affinché possa dare il cento per cento senza limiti.

Sono consapevole che sarò in un ambiente professionale ma al contempo sereno, familiare e tranquillo; ma, in primis, ho accettato perché in una società come la Futura sicuramente ci saranno nuovi stimoli, grandi obiettivi, e imparerò molto anche dalle mie compagne. Non mi piace sentirmi arrivata, infatti!

Nelle ultime stagioni sei stata il punto di riferimento in attacco, e l’anno scorso hai rappresentato la “bestia nera” di Busto negli incontri contro Romagnano: quanto è stata importante per te l’esperienza alla Pavic?

La Pavic per me ha rappresentato tanto, basti dire che con loro ho disputato tutti i campionati giovanili, la Serie D e la Serie C… E’ quella che definisco “casa”, una casa in cui ho provato tanta gioia ma anche tanto dolore: lì, infatti, sono caduta più volte e altrettante volte mi sono rialzata.

Con loro ho scoperto quella tensione che il venerdì sera, prima di una partita importante, non ti fa dormire; la gioia di essere la prima ad abbracciare la compagna che ha fatto punto, e la gioia ancor più grande che si prova quando sei tu a chiudere una partita e in due secondi sei sommersa da tutta la panchina.

Ho imparato a conoscere la forza che ti dà una pacca sulla spalla di una tua compagna quando a fine allenamento sei stremata, o la dolcezza di una carezza quando, dopo una sconfitta, sei seduta con le lacrime agli occhi e cerchi di non farti vedere. Ho imparato su quei campi cosa significhi essere tranquillizzati dal primo fischio dell’arbitro e cosa si provi a essere sul 14 pari al quinto set di una partita; ho imparato che a volte la stanchezza ti assale, ma che spalleggiandosi con le compagne non si molla mai.

E’ alla Pavic che ho imparato a correre per non fare tardi agli allenamenti, che ho scoperto cosa significhi fare docce fredde, o la voglia di andare a cena dopo le partite perché ci si sente in famiglia. La Pavic mi ha insegnato che non sempre riusciamo a sconfiggere le nostre paure però si sorride, si sorride sempre!

Mi ha insegnato che è importante saper ascoltare, per migliorare; ho imparato che nessuno cresce da solo e che bisogna saper dire “ho sbagliato”. L’insegnamento più importante è stato l’allenamento alla fatica, a non scoraggiarsi mai di fronte alle difficoltà; ho imparato a perdere e ad instaurare un rapporto positivo anche con la sconfitta.

Ho imparato che dai successi bisogna solo ottenere stimoli per vincere ancora, perché tutto va presto dimenticato se non confermi il tuo risultato. In sintesi: sacrificio, lealtà, forza psicologica. A Romagnano ho appreso tutto questo.

Quali saranno i tuoi obiettivi personali per questa stagione?

Da questa nuova esperienza spero, come sempre, di cambiare in meglio: ho voglia di dare tanto, ma anche di ricevere altrettanto. Migliorarmi e migliorare attraverso il lavoro in allenamento, perché quello è lo specchio della partita; voglio dare il mio contributo alla squadra affinché si possano raggiungere grandi risultati, sotto tutti gli aspetti.

C’è una caratteristica della tua personalità che ritieni di poter portare alla Futura come “valore aggiunto”?

La mia dolcezza e la mia sensibilità nella vita quotidiana si trasformano in campo in grinta e determinazione. La mia passione è la mia caparbietà sono sicuramente caratteristiche fondamentali, perché spesso i tuoi avversari sono forti quanto te e la differenza la fa chi molla per ultimo o chi ci mette più anima e cuore. Vale nel campo ma anche nella vita.

Schiacciata nei 4 metri, muro tetto, ace all’incrocio delle linee: come preferiresti chiudere un match?

Attacco e muro sono troppo scontati, quindi direi un’ace all’incrocio delle linee: cercato, però!

Puoi parlarci della tua vita al di fuori del volley?

Vengo da Arona, ho 24 anni e ho due sorelle, Rebecca e Emily: io sono la maggiore delle tre. Studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee all’università di Milano, adoro la mia famiglia e mi piace dedicarmi a loro senza riserve.

Sono una personal trainer, amo ascoltare la musica, il mare, scrivere, leggere, viaggiare e correre. Diciamo che la vita universitaria mischiata alla pallavolo non lascia molto tempo durante l’anno, però è una scelta che faccio ogni volta in modo consapevole, perché l’emozione che provo nel frequentare università e palestra è indescrivibile.

Ed è grazie a questi due mondi che interpreto la realtà, realtà che nel mio piccolo cerco sempre di vivere da protagonista e mai da spettatrice.

(Fonte: comunicato stampa)

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