Quando il cambio dell’allenatore rischia di diventare un alibi

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Ufficio Stampa Novara

Di Stefano Benzi

La pallavolo si è sempre fatta un vanto di non essere uno sport mangia-allenatori. Tuttavia negli ultimi anni, pur senza imboccare derive d’eccesso, la tendenza molto conservativa del volley sembra essersi un po’ invertita.

“Ma sai cosa vuol dire per una società di dimensioni e ambizioni normali cambiare la guida tecnica a stagione in corso? Per prima cosa devono pagare il doppio tra allenatori e collaboratori senza alcuna certezza che i risultati possano arrivare; il tutto in una stagione estremamente breve. La cosa ha senso solo se hai tanti soldi e se l’alternativa che scegli ha davvero qualche possibilità di affermarsi nel periodo medio lungo. In pratica cambiare non conviene quasi mai…” me lo disse in tempi non sospetti – una dozzina di anni fa – Giampaolo Montali al termine di una chiacchierata sui mali del calcio e le virtù degli altri sport.

Montali mi disse quali fossero i pregi degli allenatori del volley rispetto ai colleghi del calcio: il primo era ‘resistere’ a dirigenti molto ambiziosi ed estremamente invasivi nella gestione del club e il secondo era ‘sopravvivere’ in un’economia che improntava tutto su risparmio e frugalità… “Una grande società di calcio può permettersi di sbagliare anche due volte in una stagione, a una squadra di pallavolo di media grandezza non viene concesso il minimo errore perché risulterebbe fatale”.

Nella scorsa stagione l’ultimo mese dell’anno offrì un discreto spettacolo pirotecnico prima con l’arrivo di Lorenzo Bernardi a Perugia al posto di Kovac e poi con quello di Nikola Grbic a Verona: due tecnici entrati in corsa a condizioni non esattamente economiche. Grbic ha chiuso la stagione con un quinto posto in regular season eliminato ai quarti dei playoff da Modena. Bernardi ha vinto il suo primo trofeo con la Supercoppa Italiana mentre la stagione si era chiusa con un terzo posto e un’eliminazione in semifinale a opera di Trento. Quest’anno a chiudere con i botti è stata la Serie A1 femminile che nel giro di poche settimane ha visto saltare tre panchine eccellenti come quelle di Casalmaggiore, con Marcello Abbondanza sostituito dal suo secondo Lucchi, Modena, con il tecnico campione d’Italia uscente Fenoglio che si è avvicendato a Gaspari, e Filottrano che da lunedì sera, dopo l’esonero di Beltrami è stato affidato al responsabile tecnico delle giovanili Nica. In realtà però nell’arco degli ultimi due mesi si erano registrate scosse di assestamento anche a Legnano e soprattutto a Monza dove il tecnico Pedullà sembrava deciso a dimettersi salvo poi tornare sulle sue decisioni.

Vedremo dove porteranno tutti questi cambiamenti: per ora Casalmaggiore sembra aver deciso di mettere sotto il torchio le giocatrici, palesemente accusate di poco zelo e risultati scarsi. La cosa curiosa, da vedere se confermata alla prova del tempo, è che fino a oggi cambiare allenatore nella pallavolo significava affrontare costi alti e raramente avere un ritorno. Proprio il contrario di quanto avviene nel calcio dove nessuno silurerebbe il top player a vantaggio di un allenatore. Le cose stanno cambiando davvero? Di sicuro le società professionistiche che hanno deciso di correre il rischio sono state parecchie…

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