Il flop “Mondiale” del calcio: la grande occasione della pallavolo

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Di Stefano Benzi

La pallavolo, i Mondiali di pallavolo in Italia: una grande occasione. Della serie “facciamoci un paio di nuovi amici”… Io non sono per nulla disturbato dall’idea che l’Italia dopo sessant’anni risulti di nuovo esclusa dai Mondiali di calcio. Sono dannatamente italiano, certo: e anche per questo mi sento nel diritto di dire… no, non ho niente a che fare con una squadra partorita in quel modo e diretta così. Amo tremendamente il calcio: mi piace anche perdere, se si perde bene. Ho l’orgoglio di aver sempre fatto il tifo per squadre perdenti: l’Arsenal, l’Hearts of Midlothian…

La tristezza è che, vedrete… faranno di tutto per restare incollati alla loro poltrona anche a questo giro: dirigenti imbarazzanti per le loro frequenti figuracce a livello nazionale e internazionale. D’altronde tutto lo sport in Italia – non solo il calcio – è ridotto male, malissimo: questa classe dirigente rappresenta perfettamente il paese…

Dunque… perché stupirsi e, soprattutto, perché arrabbiarsi? Questo paese è diventato quello che abbiamo consentito che diventasse: il calcio e lo sport non sono un’eccezione. Il miglior dirigente sportivo italiano è Tavecchio? Qualcuno lo ha votato quindi è comunque lui. Lo stesso vale per molte altre federazioni, piatte organizzazioni plutocratiche dove i dirigenti sono convinti, come scrivevo qualche settimana fa (leggi qui), che l’unica cosa che conta siano i numeri degli iscritti, i soldi, i diritti e gli ascolti televisivi. Il calcio in Italia esprime un livello di gioco mediocre: guardiamo la nostra Nazionale e troveremo dei giocatori normali, nessun fuoriclasse a eccezione di Buffon (che ha 40 anni). Ripensiamo a quelle di qualche anno fa quando l’incertezza era se fare giocare Baggio o Mancini, Signori o Vialli per non parlare di quello che c’era alle loro spalle, da Maldini, a Costacurta, a Conte. Oggi questi ragazzotti che non ci hanno portato al Mondiale non sono certo quanto di meglio ha offerto il nostro calcio.

I nostri stadi fischiano l’inno nazionale della squadra avversaria e urlano all’unisono “m**da!” sul rinvio del portiere avversario come se fosse un coro apprezzabile. Questo è il livello di cultura sportiva che abbiamo partorito. Io onestamente non sono orgoglioso di nessuno di questi elementi e se non andare al Mondiale mi libererà di un po’ di zavorra sono ben contento di guardare gli altri in tv.

Mi dicono che sarà un bene per gli altri sport, in particolare per la pallavolo che la prossima estate ospiterà i Mondiali maschili in casa e giocherà quelli femminili, e che forse un po’ dei soldi che vengono investiti eccessivamente nel calcio saranno redistribuiti su altri prodotti sportivi. C’è chi ne sarà contento: io continuo a pensare con la mia testa e vorrei che gli altri sport, soprattutto la pallavolo, continuassero a farlo. Tutte le volte che il calcio è stato imitato, e in qualche caso scimmiottato, è stato un disastro: il successo di uno sport non si misura con la presenza a un mondiale e forse nemmeno con la vittoria di una competizione così prestigiosa. Il successo di uno sport non si misura su iscrizioni gonfiate e nemmeno sul saldo eventualmente attivo di diritti o sponsorizzazioni. È nelle scuole di minivolley attive,  nel numero di chilometri che separano le varie società su un territorio (meno sono meglio è), nel numero di progetti che coinvolgono le scuole, nella sicurezza delle palestre che ospitano i nostri ragazzi.

Quando si parla di dare un futuro allo sport io ho sempre pensato che si intendesse questo: avere meno teppisti in curva e più ragazzi ad allenarsi in palestra o piscina, avere scuole sempre più consapevoli e coinvolte in progetti formativi che riguardino la testa e il corpo dei propri studenti. Per fare in modo che un domani nessuno descriva più la nostra assenza ai Mondiali come un’Apocalisse. Non scherziamo… anche se a dirlo è stato un presidente federale l’Apocalisse è un’altra roba, è stato avere dirigenti del genere pagati profumatamente per anni e per fare danni. Mandarli tutti a casa è solo la prima parte del programma: la seconda è fare in modo che lo sport tolga alla politica la gestione degli spazi sportivi pensando davvero al futuro.

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