Cosa resterà di questo beach volley dopo il tricolore di Catania?

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Foto di Massimiliano Natale

Di Roberto Zucca

Un dato è certo: il beach volley italiano è vivo e lotta insieme a noi.

Lo testimonia il successo di pubblico e il livello internazionale espresso durante la finalissima per l’assegnazione del tricolore a Le Capannine di Catania ma in generale l’ottimo andamento di tutto il campionato italiano assoluto. Tricolore a parte, dove in una finale maschile che ha un sapore da mondiale, Paolo Nicolai e Daniele Lupo dopo una cavalcata trionfale cominciata già dalla giornata di venerdì hanno sconfitto Alex Ranghieri e Adrian Carambula, mentre il terzo posto se lo sono aggiudicati Rossi-Caminati, un’altra grande speranza per il volley azzurro e non a caso la terza coppia italiana dopo le due compagini nazionali ufficiali.

Sul versante femminile secondo successo in carriera per Laura Giombini in coppia con Zuccarelli dietro alle debuttanti del Club Italia Piccoli-Scampoli, protagoniste di una tappa stupenda. Terzo posto per Bonifazi-Allegretti, che a quest’estate hanno regalato delle grandi performance sulla sabbia. Ed ora, chiuso il campionato italiano? Qualcuno stasera sui campi di Catania si è chiesto chi sia stato l’artefice di questo ritrovato e sbandierato successo del campionato assoluto e in generale del beach volley italiano.
Una lancia, sul lato del successo mediatico e di pubblico di questa tappa lo si deve sicuramente alla presenza di due coppie maschili come Lupo-Nicolai e Ranghieri-Carambula, capaci già dalla scorsa Olimpiade di Rio 2016 di catalizzare l’attenzione di un’enorme fetta di appassionati o di neofiti in cerca di un bellissimo sport estivo da seguire.
Ma non solo. In generale, il beach volley italiano ha riportato sulle spiagge migliaia di appassionati che durante questa stagione hanno ritrovato quello spettacolo che non si vedeva dagli anni targati Gazzetta, con un livello di gioco espresso superiore alla media di qualsiasi altro paese europeo. E il merito di questa asticella di professionismo che sale inevitabilmente con gli anni è da attribuire a tantissimi giocatori, ex giocatori e appassionati che in questi anni ha lavorato con enorme sacrificio per far nascere dal nulla delle vere accademie di beach sparse per la penisola.

Realtà come quelle di Milano, Ostia, Cesenatico, Torino solo per citarne alcune, hanno portato sulla sabbia tesserati e professionisti che hanno fatto diventare questo sport una questione di costanza e continuità, anche quando la rete della spiaggia, causa fine della stagione estiva viene smantellata. È stato sotto gli occhi di tutti il fatto che durante la stagione invernale poi, il campionato per società organizzato dalla nuova LIBV ha coinvolto migliaia di appassionati sparsi sulla penisola e si prevede un inverno ancora più avvincente sulla sabbia al coperto delle varie accademie ospitanti.
Pensandoci bene, a questo sport forse, manca un po’ di attenzione in più, soprattutto a livello federale, organismo che ancora deve imparare a credere davvero che il beach italiano possa essere paritario, a livello di importanza e investimento, alla nostra pallavolo, sulla scia di paesi come Austria, Germania e Svizzera (non proprio dei paesi ricchi di sabbia e spiagge) che da questo sport hanno creato un importante business non solo economico. Sicuramente quindi la prima opzione per proseguire su questa strada è quella di sostenere i club che stanno sorgendo lungo lo stivale e non solo e di garantire un’attività che non sia solo un mero divertimento estivo ma una professione o più semplicemente un’attività che garantisca uno sviluppo continuo e su base annuale.

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