Massimo Dagioni analizza la partita tra Polonia e Brasile con un occhio puntato sull’Italia

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Foto FIVB

Di Massimo Dagioni*

I campioni del mondo e d’Europa contro i campioni olimpici: davvero non c’è male per iniziare a gustarsi la World League 2017! E  Polonia e Brasile saranno le prossime avversarie di oggi e domani degli azzurri… andiamo a studiarle per vedere cosa aspettarci nei prossimi confronti.

Intanto buona la prima! 3-0 all’Iran ieri e complimenti alla nostra nazionale ed al suo staff, ma da oggi l’asticella si alza, questo è sicuro! Questi due colossi del volley mondiale si sono presentati alla nuova stagione con cambiamenti importanti, in parte nel roster, ma soprattutto in un’altra area fondamentale, ovvero nella guida tecnica: la sfida nella sfida è stata tra il nostro Fefè De Giorgi neo allenatore della nazionale polacca e Renan Dal Zotto, indimenticabile giocatore della Maxicono Parma, che raccoglie la pesantissima eredità del mostro sacro Bernardo Rezende, uno che è già di diritto nella storia dei grandi del nostro sport.

Inizio proprio da qui (il risultato finale di 3-2 per la Polonia è ormai agli atti) anche perché l’identità tecnico-tattica (e non ultimo agonistica) del Brasile di Bernardinho si è definita chiaramente in sedici anni di straordinario lavoro e c’è logicamente molta curiosità nell’andare a scoprire l’impatto del nuovo coach. Premesso che tutte le squadre non possono che avere una condizione di forma quantomeno imperfetta in questa primissima parte di una lunga estate che culminerà coi campionati continentali, si sono già viste cose interessanti nella squadra brasiliana; a livello tattico si nota una organizzazione di muro molto più “europea”, con un’assidua ricerca dei meccanismi di assistenza dei giocatori laterali, soprattutto di posto 2 (compreso Bruno, che non è certo un gigante!). Alla fine i muri sono stati 14 (media di 2.8 per set, davvero niente male) e si sono notati molti movimenti “di sistema”, laddove eravamo invece abituati ad una tattica di muro più individuale e ad una fase break basata principalmente su un servizio variato, ma sempre molto aggressivo, associato ad una straordinaria intensità difensiva, pietra angolare su cui venivano costruiti contrattacchi eseguiti a velocità fulminante. Il Brasile ha perso questo match, è vero, ma queste caratteristiche sembrano ancora essere nelle corde della Selecao: il nuovo libero Brendle forse non è “geniale” come Sergio, ma sembra solido ed affidabile e l’opposto Evandro Guerra, anche se non può vantare l’esplosività di Theo Wallace, ha attaccato al 56% ed è stato il top scorer del match con 22 punti, presentandosi dunque subito bene anche al massimo livello. Paradossalmente il Brasile è mancato in quello che sembrava fare quasi ad occhi chiusi: tecnicamente una fase sideout implacabile ed agonisticamente quella capacità di reagire collettivamente alle difficoltà, di darsi la scossa e mettersi pressione tra di loro; si sono visti dei timeout forse più “ordinati” che in passato, ma in cui non si percepiva la consueta energia; questo ed un insolito numero di errori in attacco (ben 24! Pari al 19% se non è un record siamo vicini) anche non particolarmente forzati, costituiscono indubbiamente l’attuale area di maggiore criticità di questo Brasile; è qui che dovremo attaccarlo domenica, con un servizio diligente, cioè aggressivo, anche da parte dei battitori jump float, ma con un numero sostenibile di errori,  ed un atteggiamento di grande disponibilità al sacrificio in difesa, cercando con pazienza e tante rigiocate di seminare e coltivare incertezze.

Armi che sono state lucidamente usate dalla Polonia di Fefè, che sotto per 2 set a 1 ed in ritardo anche di quattro punti nel 4° set ha avuto il coraggio di cambiare nel corso del match ben 4 titolari, inserendo il palleggiatore Lomacz, il centrale Klos e sostituendo addirittura tutti e due gli schiacciatori (Kubiak ed uno spento Kurek, non proprio 2 qualunque), trovando con Buszek e soprattutto nel velenoso mancino Sliwka maggiore equilibrio e continuità nei fondamentali; la Polonia ha  continuato a macinare gioco fino al momento buono (concedendo alla fine complessivamente solo 19 errori contro i 30 dei brasiliani!), centrando la rimonta del pareggio per poi dilagare nel tie-break, sfruttando a dovere i turni di servizio jump float in tutte le sue possibili varianti tecniche ed i tantissimi centimetri dei suoi centrali. Davvero un bel test per i nostri azzurri oggi, una squadra completa, con centimetri, qualità, una rosa come si è visto molto profonda e che sembra stia già acquisendo l’organizzazione e la tenacia del suo allenatore salentino.

*Massimo Dagioni è allenatore dal 1987 ed ha maturato esperienze di alto livello sia nel settore femminile che maschile. E’ stato vice allenatore della Nazionale maschile che ha conquistato l’oro europeo di Berlino 2003 e l’argento olimpico di Atene 2004.

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