Marco Meoni: “La pallavolo tra presente e passato”

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Photo by CEV

Questa rubrica rappresenta uno spazio di approfondimento per gli amanti della pallavolo attraverso le parole di chi questo sport lo vive o lo ha vissuto, quotidianamente, in prima persona. Il primo grande nome che abbiamo voluto regalarvi è quello di Marco Meoni, ex palleggiatore della Serie A e della Nazionale, che ha condiviso con noi importanti considerazioni sulla pallavolo di ieri e di oggi.

Questa settimana il nostro campionato saluta Hristo Zlatanov e Samuele Papi: si chiude definitivamente l’era di una grande generazione, cosa e quanto perde la pallavolo italiana?
Ovviamente la pallavolo italiana perde un pezzo di storia, ma è un processo assolutamente naturale. Senza dubbio vedere campioni (e amici) di questo calibro non essere sempre in campo fa male. E sono convinto che anche per loro sia stato un sacrificio enorme: come dei leoni in gabbia. Personalmente ho deciso di smettere a 40 anni (quindi, non proprio un ragazzino!), quando mi sono accorto che la mente era molto più veloce del fisico. L’esperienza ti porta a “prevedere” il gioco, tuttavia a volte diventa difficile realizzare quello che si vorrebbe fare proprio perché le gambe non te lo permettono più.

Parliamo di palleggiatori: quanto è determinante per un palleggiatore moderno la fisicità, intesa anche come altezza, e quanto, invece, lo sono i mezzi tecnici?
La fisicità oggi è importante. Per esempio il servizio è un fondamentale indispensabile per poter competere ad alti livelli. Per quanto riguarda l’altezza, esempi come Bruno, De Cecco e Orduna, dimostrano che il talento e l’abilità tecnica e tattica ancora primeggiano. E, mi permetto di aggiungere… permettono di essere “numeri 1” senza essere due metri.

Marco Meoni era noto per l’affinità e il gioco deciso con i centrali: in quali palleggiatori del nostro campionato rivede queste caratteristiche?
Sicuramente De Cecco, come amavo fare io, imposta la struttura del gioco sul primo tempo, nonostante le nostre due gestioni siano abbastanza diverse. Lui è molto spettacolare ed imprevedibile, io ero un po’ più “lineare”. Per quanto riguarda il gioco con i centrali  ho avuto la fortuna di conoscere ed avere come compagno a 18 anni un grande campione russo di nome Yuri Sapega (che, purtroppo, è mancato pochi anni fa). Lui mi ha sempre detto che i grandissimi palleggiatori della storica CCCP, per impostare il gioco prima pensavano a che primo tempo utilizzare, poi, solo di conseguenza al resto del gioco. Io, inoltre, come mia impostazione ho sempre messo davanti a tutto la precisione per poter, comunque, mettere il mio schiacciatore nelle migliori condizioni possibili, alle volte a discapito di altre peculiarità importanti dal punto di vista della tattica di gioco.


Cosa deve fare un palleggiatore per riuscire a gestire al meglio la distribuzione con tanti schiacciatori importanti?
Ho sempre ritenuto il feeling con la squadra la mia caratteristica più importante. Capire il “momento” del mio compagno è determinante. Il tutto nasce dallo spogliatoio, fino al riscaldamento passando per la gara. Per esempio: sapere che “giornata” abbia avuto il tuo attaccante, quindi, se puntare da subito su di lui oppure aspettare per farlo entrare nel match. Questo è frutto di conoscenza e di un lungo lavoro quotidiano in campo, in spogliatoio e fuori dallo spogliatoio. Sapere se sia il caso di servirlo subito o no dopo un errore, se usarlo solo per fase cambio palla o rigiocata, o se tenerlo “on fire” per fine set. Far sentire tutti gli schiacciatori indispensabili (e spesso lo sono per davvero) e soprattutto far capire loro che ho fiducia nei loro mezzi. Non mi scorderò mai le parole di Kim Ho-chul (grandissimo palleggiatore coreano) durante un allenamento per i palleggiatori nel 1995 con la nazionale di Velasco. Fu molto esplicito dicendo che i palleggiatori si dividono in due categorie: i protagonisti e i camerieri . I primi hanno il loro gioco e le loro palle indipendentemente da che tipo di schiacciatore abbiano, i secondi (dove peraltro mi sono sempre “rispecchiato” io) sono a disposizione dei propri compagni cercando di dare la palla migliore per le caratteristiche del proprio attaccante.

Parliamo di oggi: le attività di lavoro di Marco Meoni, intraprese già durante la sua carriera professionistica, come procedono?
Sin da molto giovane ho avuto paura che tutto sarebbe potuto finire da un giorno all’altro. Nei sette anni passati a Macerata mi sono innamorato delle Marche e proprio qui ho investito in attività che oggi sono diventate il mio lavoro. La mia famiglia vive a Padova, dove con mia moglie gestiamo una società che si occupa di consulenza aziendale. Io, per la stagione invernale, mi divido tra Porto Recanati e Padova, mentre durante l’estate sono fisso nelle Marche. Mi sono immerso in un mondo completamente diverso da quello del volley. Ho imparato a gestire una attività imprenditoriale a 360°, dalla gestione del personale al rapporto con i fornitori. Mi sono specializzato nella produzione del gelato artigianale e nella lavorazione a mano del cioccolato. Sfide nuovissime che hanno permesso ad un quarantenne senza esperienza di immergersi nel mondo del lavoro. Le dinamiche dello sport e l’abitudine a vivere in squadra mi hanno aiutato moltissimo nella nuova vita: regole, rigidità, perseveranza, gestione dei successi e degli insuccessi.  Ormai, però, sono passati alcuni anni dall’ultima mia partita e forse è arrivato il momento di riavvicinarmi al volley, ho alcune idee e spero di poterle realizzare.

E’ tutto pronto anche per l’ottava edizione di “TorMeo”, l’evento che pure quest’anno raccoglierà a Porto Recanati numerosi amanti della pallavolo: ha qualche indiscrezione da darci?
TorMeo è una manifestazione nata e gestita da tutta la famiglia Meoni, con la collaborazione di numerosi amici. Si tratta di un greenvolley 4×4 misto che si svolgerà durante il weekend del 22 23 luglio a Porto Recanati, dove la pallavolo sarà il comune denominatore per 400 ragazzi/e che vengono da tutta Italia. Ci saranno giochi, premi, musica , feste e tantissimo volley ovviamente. Tantissimi vecchi amici pallavolisti passeranno come sempre a salutarci per vivere una bella esperienza sotto il sole di luglio. Dal 2016 facciamo anche il TorMeino per far giocare anche i più piccoli, fino i 14 anni. Per tutte le info su facebook la pagina è “Tormeo” (per altre informazioni e per le iscrizioni la mail è info@tormeo.it).

LEAD – Suzuki – Liberini