Mosna racconta il suo sogno Mondiale, coccola Angelo Lorenzetti e punge la FIPAV

(ph. Trabalza)

Di Paolo Frascarolo

Sul tetto del Mondo, con una coppa e l’orgoglio di rappresentare l’Italia intera. La Trentino Diatecx aggiunge un altro trofeo nella propria bacheca. Sono ben diciassette quelli conquistati fino ad ora, senza contare quelli delle giovanili, di cui il protagonista di questa intervista, il Presidente Diego Mosna, va molto fiero.

In un’intervista a Volley NEWS, il numero uno trentino racconta le prime sensazioni post vittoria: gli elogi ai propri ragazzi, la stima per il coach Angelo Lorenzetti, e l’unica nota stonata proveniente dalla Fipav.


Diciassette trofei in diciotto anni. Cosa si prova ad essere Presidente di tutto questo?
Prima di tutto non sono diciassette ma ventisette, in quanto a me piace citare anche quelli del settore giovanile, perché non va dimenticato quello che hanno fatto e stanno facendo questi ragazzi, il nostro fiore all’occhiello. Questo trofeo non era programmato ma era solo un “sogno”, che si è concretizzato dopo un periodo avaro di risultati. I meriti sono di tutti: è doveroso menzionare i nostri super tifosi ma anche i nostri sponsor”.

Giannelli miglior palleggiatore, Kovacevic miglior schiacciatore e Russell MVP. Eppure verrà ricordata come la vittoria del gruppo e non della Trento delle grandi individualità.
Indiscutibilmente! Noi abbiamo battuto squadre che potenzialmente sulla carta potevano essere e sono più forti di noi. Ma il nostro è un gruppo forte e coeso che, con un allenatore come Lorenzetti, potrà solo continuare a crescere. Siamo la dimostrazione, come ha detto lei, che vince il gruppo e non il singolo. Le individualità qualche volta servono ma alla fine il trofeo lo porta a casa il collettivo”.

Angelo Lorenzetti: cosa significa, per lei, lasciare i “suoi” ragazzi nelle mani di un grande uomo di sport?
Vuol dire dormire sonni tranquilli, non c’è da aggiungere altro (ride, ndr), perché si tratta di una persona veramente competente, capace e curiosa. Le persone intelligenti sono anche curiose e i curiosi sono intelligenti perché la curiosità vuol dire informarsi, voglia di conoscere, quindi apprendimento, novità e con lui si vivono cose nuove, sperimentali e sperimentate che assieme portano a quello che sta facendo”.

Dopo anni difficili aveva chiesto pazienza.
Si certamente. Io ci ho creduto sin dall’inizio, sapevo che quelle difficoltà potevano essere superate se si rimaneva coesi, e ho trasmesso, insieme a Bruno Da Re, questa tranquillità. Abbiamo lavorato molto sulla costruzione di una squadra che potesse maturare con il tempo, sotto l’abile sguardo di Angelo. Per questo abbiamo deciso di partecipare al Mondiale”.

Per una società come la vostra quanto è importante lavorare sul settore giovanile?
“Crediamo al valore del settore giovanile come elemento sociale. Noi dobbiamo essere trasversali, la nostra presenza deve essere trasversale alla nostra collettività locale. Dobbiamo essere un esempio perché abbiamo la responsabilità di essere un grande club. Non basta dichiararlo, ma bisogna essere coerenti nei fatti,  differentemente da quanto dimostrato dalla nostra Federazione”.

Si aspettava maggiore interesse?
“Non era neanche presente alla Finale e non ci ha nemmeno fatto una telefonata dopo la vittoria. L’unica nota stonata di questa Coppa è l’assenza della Federazione italiana, senza dubbio. Mi hanno chiamato almeno dieci presidenti federali fuori dall’Italia, ma non ho ricevuto una chiamata neppure dall’ultimo impiegato della federazione romana. L’unico a cercarmi è stato il Presidente della federazione locale, Massimo Dalfovo, un caro amico della pallavolo vera. Gli altri sono veramente dei burocrati da perdere
”.

Secondo lei come mai questo disinteresse?
“Non lo so, forse perché noi diamo fastidio! Chi dice le cose vere dà sempre fastidio. Siamo l’esempio del buon privato, che al politico non piace proprio…”.

Dopo l’avventura non fortunatissima del Mondiale Italiano, si può dire che Trento abbia realmente rappresentato il Paese nel Mondo?
Lo dica lei (ride, ndr), io sono l’attore. Gli spettatori siete voi. Lascio parlare i fatti”. 

Nei primi mesi la sua squadra è sempre stata vista come una sorpresa troppo distante da Perugia e Civitanova. Lo scenario è mutato?
“Io penso che possiamo giocarcela con tutti, lo stiamo dimostrando con i fatti tanto che finalmente abbiamo vinto qualcosa. Dobbiamo vedere ora come ci muoveremo nel campionato di Superlega, dove il livello è stratosferico. Sicuramente ora pagheremo la stanchezza, ma alla fine ce la giocheremo come tutte le altre
”.